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 2003  agosto 08 Venerdì calendario

Arthur Munby e Hannah Cullwick si incrociarono per caso in Oxford Street, a Londra, il 26 maggio 1854

Arthur Munby e Hannah Cullwick si incrociarono per caso in Oxford Street, a Londra, il 26 maggio 1854. Lui, 26 anni, figlio di avvocati di York, laureato in legge suo malgrado, un futuro da membro della Commissione ecclesiastica e poeta minore. Né alto né basso, capelli e baffi castani, da tempo intervistava e fotografava, per suo personale gusto e senza volerle redimere, minatrici, cameriere, carbonaie e prostitute. Lei, 21 anni, sguattera dall’età di 8, vestita di cotone lilla, grembiule bianco e cuffia, robusta di spalle, le mani enfie e screpolate dal lavare, strofinare, strizzare per 16 ore al giorno. «Eppure provvista di una grazia e bellezza e visibile intelligenza da gran signora», scrisse anni dopo lui. «Pensai, se mai amerò qualcuno sarà così: lui superiore a me e io sua schiava», gli confessò anni dopo lei. Da subito s’amarono, senza tuttavia far mai l’amore. Si vedevano di rado e si scrivevano più lettere al giorno. Hannah, volendo continuare a far la serva e anzi provandone piacere, lo chiamava ”Massa” (forma dialettale per ”Mio Signore”, in uso tra gli schiavi di colore): tra i suoi massimi piaceri, lavargli i piedi, leccargli gli stivali fino alla lucentezza, portare ben nascosta al collo una catena da schiava, farsi fotografare a torso nudo, inginocchiata in preghiera, o vestita da uomo o nuda ai suoi piedi e tutta annerita di fuliggine. Arthur continuava a condurre la sua vita di piccolo intellettuale e, trovandole molto erotiche, pretendeva dall’amante minuziose descrizioni delle mansioni della giornata, «soprattutto se sporche». E lei pronta nell’ubbidire e ad eccitarlo: «Ho spazzato la cenere, mi son spogliata quasi nuda, ho indossato un paio di vecchi stivali e legato uno straccio sui capelli e sono salita nel camino con la scopa. C’era molta fuliggine, morbida e tiepida. Prima di spazzare ho legato uno straccio sulla bocca e sugli occhi e mi sono seduta sul ferro di mezzo e incrociato le gambe». Disprezzando la vita da signora, non volle mai separarsi dalle umiliazioni del suo lavoro. Alla fine lui la prese a servizio a casa sua, purchè continuasse a dormire in cucina, lei contentissima, per non creare pettegolezzi. Dopo vent’anni, «per non offendere Dio», decisero di sposarsi, fissando certe condizioni: nozze segrete, lei senza fede al dito, e letto sempre in cucina (dove tornava ogni notte, dopo aver finalmente atteso ai doveri coniugali). E così per 45 anni. «Malgrado il matrimonio detta Hannah ancora rifiuta la posizione che come moglie potrebbe avere e insiste per essere sia la mia serva che la mia sposa, spiacendole solo di non poter essere solo la mia serva», scrisse lui nel testamento.