29 agosto 2003
T. Domenico, di anni 17. Piccolo di statura, pienotto nel fisico, genitori separati, una sorella di 13 anni, viveva con la madre e i nonni a corso Umberto, Torre del Greco, Napoli
T. Domenico, di anni 17. Piccolo di statura, pienotto nel fisico, genitori separati, una sorella di 13 anni, viveva con la madre e i nonni a corso Umberto, Torre del Greco, Napoli. Non lavorava, non studiava, litigava spesso in famiglia, tempo fa aveva inscenato un finto suicidio. Alla fine, per il furto di un telefonino, i servizi sociali lo avevano affidato alla sezione locale di Legambiente. Chiuso, introverso, si occupava di attività anti-incendio, era grato di non venir rimproverato per via del suo dialetto e ultimamente girava per le strade fiero della maglietta col nome dell’associazione cucito sopra. Nel tempo libero incontrava gli amici fuori dalla villa comunale e si occupava della sua ragazza. Martedì mattina presto suo nonno s’accorse che dal comò mancava parte dei suoi risparmi e subito se la prese con lui. Domenico, già in maglietta, pantaloncini blu e scarpe da tennis, uscì sbattendo la porta e ad ampie falcate raggiunse la stazione. Stette quieto sul binario, di fronte all’unica altra persona presente. All’arrivo del treno per Napoli Centrale delle 9 e 30 si coprì gli occhi col braccio e si lanciò in ginocchio sui binari. Il convoglio, sui novanta orari in quel tratto, lo trascinò per cento metri.