varie, 29 agosto 2003
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KNIGHTLEY Keira Londra (Gran Bretagna) 22 marzo 1983. Attrice. Scarpini e tacchetti per il primo ruolo che mette in luce Keira Knightley diciassettenne
KNIGHTLEY Keira Londra (Gran Bretagna) 22 marzo 1983. Attrice. Scarpini e tacchetti per il primo ruolo che mette in luce Keira Knightley diciassettenne. In Sognando Beckham è una ragazzina che ama il calcio contro i pregiudizi della famiglia. Boccoli e corsetto per La maledizione della prima luna (2003): è la figlia del governatore contesa da Johnny Depp e Orlando Bloom. Armatura sexy è il costume di scena per King Arthur, dove la languida Ginevra viene trasformata in un’eroica combattente. Sposa in bianco: Keira è di una bellezza indimenticabile in un episodio di Love actually, immortalata maniacalmente nel video delle nozze da un innamorato segreto, amico dello sposo. Alcolizzata irresistibile: in The Jacket Keira è una cameriera distrutta dall’alcol, ma così bella che Adrien Brody, per regalarle una vita migliore, accetta di morire due volte • «Quando la piccola Keira aveva tre anni, un giorno andò dalla mamma e le disse che voleva un agente che la rappresentasse. Un agente? E per farne che? Ma la bimba insisteva, voleva essere come i suoi genitori, entrambi attori teatrali. Quando arrivò ai sei anni e ancora non riusciva a leggere, perché era dislessica, la mamma fece dunque un patto. Ti trovo un agente, le disse. Ma solo se passerai l’estate a leggere con me. E se lo farai con un sorriso sulle labbra. Keira Knightley vinse la sua dislessia e si ritrovò con un agente che non aveva in realtà molto da fare. Un po’ di teatro per bambini, ogni tanto una comparsa in tv. Ma poi, quando compì 14 anni, venne chiamata da George Lucas per una parte minore nel primo episodio di Guerre Stellari. Quindi venne la Bbc, che le propose di essere Lara bambina in una nuova versione del Dottor Zivago. Infine, due anni dopo, arrivò Sognando Beckham, e la carriera dell’attrice inglese decollò. [...] A 20 anni è diventata una stella internazionale, impegnata a Hollywood e nel Regno Unito, e pedinata da un’armata di paparazzi. Perché dopo Beckham c’è stato il mega-successo de La maledizione della prima luna. Quindi è stata la volta di King Arthur, con lei nella parte di Ginevra, guerriera avvenente e coraggiosa, seguito da quel The Jacket [...] Orgoglio e pregiudizio, il classico di Jane Austen, in cui recita la parte di Elizabeth Bennet al fianco di Judi Dench e Donald Sutherland. E poi Domino, storia quasi vera di Domino Harvey, figlia dell’attore Laurence Harvey e della modella Paulene Stone che arrivata a Los Angeles, invece di seguire le orme dei genitori, si armò di pistole e coltelli e si mise a fare la cacciatrice di taglie. ”Keira è così bella che uno non sa cosa guardare prima: la pelle liscia, le labbra carnose, le braccia e le gambe che vibrano come uno strumento musicale”, ha scritto di lei il mensile ”Premiere”. diventata un sex-symbol ma lei, tifosa sfegatata del West Ham, sembra attenta soprattutto a coltivare un altro sport molto amato dai suoi compatrioti: quello dello sminuirsi, di non prendersi troppo sul serio. In realtà non ha il fisico della solita e prevedibile bellezza hollywoodiana. alta, magra, piuttosto piatta. Ha i denti un po’ storti e che spuntano all’infuori. Si mangia le unghie. E se le si chiede di descrivere che cosa le piace di se stessa arrossisce e poi esclama: ”L’ombelico”. L’ombelico? ”Sì, non c’è altro che trovo particolarmente attraente”. Quando è davanti a una cinepresa, però, lo schermo si illumina. ”Faccio questo mestiere da tempo”, sostiene Jerry Bruckheimer, produttore di Pirati e di decine di blockbuster: ”Ho visto molti attori, e quando entra in una stanza qualcuno di speciale lo riconosco. Lei ha tutto: ho sentito la stessa cosa quando ho visto per la prima volta Nicole Kidman”. [...] il fascino di quella che in America chiamano la ”girl next door”, la vicina di casa [...]» (Lorenzo Soria, ”L’espresso” 25/8/2005). «Considerata la più bella attrice di origine britannica sin dai tempi di Liz Taylor [...] protagonista di Sognando Beckham, il film che l’ha fatta conoscere al grande pubblico. [...] ”ho chiesto ai miei genitori di darmi un agente quando ancora non sapevo cosa significasse quella parola. Ma a sei anni ho capito come riuscire a convincerli: ero dislessica e quando i miei genitori si sono improvvisamente resi conto che non sapevo leggere una parola, l’unico modo in cui sono riusciti a farmi studiare è stato quello di promettermi un agente. Da allora il patto è stato che se non avessi mantenuto buoni voti a scuola mi avrebbero fatto smettere di recitare. E così ho imparato a leggere e sono sempre andata bene a scuola!” [...]» (Silvia Bizio, ”la Repubblica” 14/8/2004). «Definita una grande promessa del cinema [...] è dislessica. ”Mia mamma si è accorta quando avevo sette anni che non riuscivo a leggere - racconta -. Prima ero riuscita a imbrogliare. Imparavo tutto a memoria, facevo finta. I bambini trovano sempre un modo di sopravvivere [...] Abbiamo fatto un patto. Se per tutta l’estate ogni giorno fossi andata da lei con un libro in mano e un sorriso sul volto avrei potuto chiedere ciò che volevo”. Un successo su due fronti: Keira imparò a leggere, superando mille difficoltà grazie anche ad occhiali appositi con lenti colorate (che apparentemente rendono le lettere meno confuse) e, ancora bambina, riuscì ad avere ciò che desiderava più di ogni altra cosa: un agente. ”Lo so, può sembrare strano che già così piccola volessi a tutti i costi un agente, ma la verità è che senza mi sentivo tagliata fuori. Mia madre fa la sceneggiatrice, mio padre l’attore. Ce l’avevano tutti e due e a casa ricevevamo di continuo le loro telefonate. per questo che ho cominciato a chiederne uno anch’io quando avevo solo tre anni, senza forse capire neanche cosa fosse [...] Leggo, mi piace molto, ma sono lenta, e per quanto riguarda la scrittura ho una calligrafia bruttissima e faccio un sacco di errori di ortografia. La dislessia è una brutta cosa, perché a scuola ti fa sembrare stupida. Invece non ha niente a che vedere con l’intelligenza”» (Paola De Carolis, ”Corriere della Sera” 27/8/2003).