29 agosto 2003
Tags : Pierre Poujade
Poujade Pierre
• . Nato a Saint-Céré (Francia) il primo dicembre 1920, morto a La Bastide-L’Evêque (Francia) il 27 agosto 2003. "Diceva Roland Barthes che il ”poujadismo esiste ben al di là di Pierre Poujade”. E infatti se il sostantivo fa ancora capolino come sinonimo di ”qualunquismo”, il nome proprio era da tempo dimenticato. [...] Chi era dunque Pierre Poujade? Un ”papetier”, un cartolaio, di Saint-Célé (nel Lot) che nell’estate del 1953 prese la testa della rivolta anti-fisco di commercianti e artigiani. Una rivolta che aveva come obbiettivo dichiarato la resistenza al fisco contro lo ”Stato vampiro”, ma che diventò ben presto un movimento politico. Era la rivolta della piccola Francia provinciale che si contrapponeva alla grande politica della capitale, sede di ogni vizio: ”Parigi - diceva Poujade - è mostruosa, stordisce e abbrutisce...” Una Sodoma, un covo di pigri intellettuali, polytechniciens (tecnocrati del Politecnico), sorbonnards (studenti e professori della Sorbona), funzionari che ”non frequentano il buon bistrot della provincia, ma i bar chic della rive gauche”. E soprattutto la sede dei ”controllori polivalenti” che l’odiatissima amministrazione delle Finanze aveva preparato per indagare nei patrimoni dei francesi ”incrociando”, diremmo oggi, le fonti di reddito. Un movimento che, a differenza degli Stati Uniti dove le rivolte anti-fisco hanno avuto spesso un indirizzo liberale, nella piccola Francia della piccola provincia ”poujadista” si trasformò in una Vandea globale, non solo perbenista e piccolo borghese, ma antimodernista, persino razzista e antisemita. Con l’esaltazione del capo e della sua forza fisica: ”Poujade c’est le diable en personne, il est increvable”, è il diavolo, è instancabile. Un capo geniale che proponeva di ricavare benzina da tuberi come i topinambour. Ma soprattutto un capo moralizzatore dell’immorale e caotica Quarta Repubblica, che ne certificava e insieme ne favorì la dissoluzione. L’uomo in grado di risalire la Francia in nome del suo popolo (’Commercianti, autisti di tassì, macellai e salumieri sono la mia massoneria”) per arrivare nella capitale e bastonare i deputati corrotti. Poujade fu uno dei sostenitori della svolta presidenzialista della Quinta Repubblica e del ritorno messianico di Charles De Gaulle alla politica. Alle elezioni del 1956 la sua ”Union pour la Défense des Commerçants” prese il 12 per cento dei voti e 52 deputati. Una meteora parlamentare (come lo fu nel 1946, in Italia, l’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini) che si spense quasi subito. Tra i 52 eletti c’era il bretone Jean-Marie Le Pen (poi fondatore e leader del Fronte Nazionale) [...] Svanito come partito, il poujadismo e Pierre Poujade stesso sono però sopravvissuti nel sottosuolo della politica. [...] non aveva sbagliato un colpo nell’appoggio ai presidenziabili della Quinta repubblica: dopo De Gaulle, Pompidou nel ’69, Giscard d’Estaing nel ’74, Mitterrand nell’81 e nell’88, Chirac nel ’95. Segno dei tempi, più che degli astri, ma anche misura dell’adattabilità politica del poujadismo, sentimento più che ideologia, rintracciabile a destra come a sinistra" (Cesare Martinetti, ”La Stampa” 28/8/2003).