29 agosto 2003
Tags : Peter Olson
Olson Peter
• . Nato a La Grange (Stati Uniti) il primo maggio 1950. Capo di Random House, la più grande casa editrice del mondo (70 divisioni tra cui Alfred A. Kopf, Bantam e Doubleday). I libri "gli piacevano molto sin da piccolo e già allora dava molta importanza alla quantità. ”In un anno, alle medie, lessi 238 libri. Il bibliotecario non voleva crederci e chiamò mia madre. Lei non si scompose e gli disse: ’Lo interroghi’. E vinsi il premio come lettore più vorace”. Oggi [...] è sceso a una media di 100 l´anno. Solito metodo, però: scoprendo riga dopo riga con un regolo in mano e prendendo appunti su un taccuino. Peter Olson è un uomo molto potente. E in tanti si chiedono cosa significhi, per l´industria editoriale nel suo complesso, che sieda al suo posto senza aver mai editato un volume, mai scoperto un autore, mai orchestrato una campagna di promozione. Il primo scandalo che diede fu quando licenziò in tronco, anticipando la notizia alle agenzie di stampa, Ann Godoff, leggendaria editor della cosiddetta ”Little Random”, la divisione più chic del gruppo. Motivo? Non aveva ottenuto il 12 per cento di utili che lui esigeva dalle vendite. Come se non bastasse, immediatamente dopo ne fuse il catalogo (che spaziava da William Faulkner a Truman Capote) con quello della Ballantine (per lo più thriller e fantascienza). I conti generali ne avrebbero giovato, tagliò corto, annunciando la transizione dall´era dello snobismo a quella della partita doppia. [...] Olson è un catalogo vivente di opposti. Impeccabile nei suoi tre pezzi del banchiere che fu, ha la lentezza di movimenti della super muscolatura che almeno due ore al giorno di pesi e tapis roulant gli hanno costruito addosso. Si compiace della lista interminabile di persone che ha licenziato (’Ho sempre un lavoro?”, lo provocò una volta il premio Nobel Toni Morrison), ma poi regala ai più stretti collaboratori il cd con le canzoni preferite dall´adorata seconda moglie Candice, con una foto di lei durante un safari in Africa come copertina. Lo credono tedesco ma è nato a La Grange, Illinois. La verità è che, con una laurea in business e diritto a Harvard, aver imparato bene russo, tedesco e un po´ di giapponese, essersi sposato con una cittadina sovietica dalla quale ebbe tre figli, aveva voglia di cambiar vita. E quando a 37 anni gli proposero di andare a lavorare alla Bertelsmann, uno dei più grandi gruppi editoriali del mondo, non poté che commentare: ”Non avrei mai immaginato di fare un lavoro che combinasse così bene interessi personali e lavoro”. Tagliatore di costi, lo mandarono in America dove, nel ’92, Doubleday perdeva venti milioni di dollari l´anno. La sua cura draconiana funzionò e, nel ’98, il colosso tedesco decise di comprare Random House della quale divenne capo dopo alcuni anni. Iniziò volendo dire la sua sulle scelte editoriali. ”Una volta detti una mia opinione a Irwyn Applebaum - uno dei più autorevoli editor, come ha raccontato al New York Times Magazine - e lui, per tutta risposta: ’Francamente, Peter, non me ne frega niente’. Da allora ho smesso. Vengono da me solo quando devono comprare libri che sforano un certo budget”. Chiacchiera con i vari responsabili di collana a pranzo, informalmente, una volta alla settimana. E ogni volta ripete il suo numero di chiedere il conto non appena fatta l´ordinazione. Non ha un minuto da perdere e molte idee da realizzare. Per esempio creare archivi digitali che contengano ogni elemento del libro, dal testo alla copertina alla campagna pubblicitaria. Così si abbatterà la soglia minima delle 2.000 copie da tirare perché un´edizione abbia un senso economico. ”Ci consente di aumentare il nostro magazzino - ha spiegato al Magazine - e ci permette di reagire in fretta: se un certo argomento di colpo ridiventa di attualità possiamo stampare libri sul tema immediatamente”. O ancora puntare sui libri illustrati, anello di congiunzione con le prossime generazioni di lettori, figli di una cultura informatico-visuale. Tuttavia la sfida più grande riguarda un problema antico: ”Solo il 50 per cento degli adulti ha letto un libro dalla fine della scuola, e solo la metà di queste persone compra più di due titoli all´anno. Il nostro lavoro è far crescere quel numero”. Un modo è scommettere sulla distribuzione non tradizionale. Le grosse catene di librerie come Barnes&Noble e Borders vendono oggi il 34 per cento della produzione di Random House mentre Wal-Mart e gli altri grandi magazzini totalizzano già il 27 per cento. Pochi, soprattutto fuori dalle grandi città, vanno in libreria, tutti fanno la spesa al supermercato. Non è bello trovare Pastorale americana vicino agli scaffali della carta igienica? Probabilmente Philip Roth non avrebbe niente da ridire, di certo non Peter Olson" (Riccardo Staglianò, ”la Repubblica” 27/8/2003).