Villaggio globale n.79, Sette 08/02/1996, 8 febbraio 1996
Fenice. Sulla questione della Fenice, la testimonianza del professor Giuseppe Pavanello, massimo esperto mondiale di quel monumento, autore con Manlio Brusatin de Il Teatro La Fenice (Marsilio): acustica eccezionale, per il resto un cumulo di falsi
Fenice. Sulla questione della Fenice, la testimonianza del professor Giuseppe Pavanello, massimo esperto mondiale di quel monumento, autore con Manlio Brusatin de Il Teatro La Fenice (Marsilio): acustica eccezionale, per il resto un cumulo di falsi. Per esempio, l’atrio e le sale Apollinee rifatte nel 1937 da Nino Barbantini su un immaginario gusto neoclassico, idem gli stucchi creati in quello stesso anno in materia pressata, d’altra parte il teatro era stato ricostruito interamente nel 1837 (dopo un incendio) e già quella volta s’era proceduto col sistema dei falsi perchè le decorazioni (eseguite nel 1854) vennero inventate di sana pianta in uno stile neo-rococò e all’epoca vi furono polemiche perchè, ad esempio, "per i parapetti dei palchi, volendo risparmiare, si usarono degli stampi". Perciò la questione: sapranno gli artigiani di oggi rifare quei meravigliosi intarsi (Marcello De Cecco ha sostenuto di rivolgersi per questo ai polacchi) è stata liquidata da Pavanello così: ”Stupidaggini. Nel ’700 usavano la manina santa rococò per fare tutto a mano, ma per la Fenice usarono materiale pressato a stampo. C’è anche della carta. Col computer si rifà tutto in tre secondi”. Quanto al resto: le pitture del soffitto erano di un qualunque Leonardo Gavagnin, la scenografia di un architettuccio, il Meduna, le colonne di granito rosa della parte sinistra - uno dei pochi reperti originali - "le ordini domani e te le portano dopodomani", eccetera.