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 2003  agosto 26 Martedì calendario

KLUFT Carolina

KLUFT Carolina Sandhult (Svezia) 2 febbraio 1983. Eptathleta. Medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atene (2004). Campionessa mondiale nel 2003, 2005, 2007 • «La donna più amata di Svezia. Ha scavalcato in fretta e mandato in pensione l’immagine di Pernilla Wiberg [...] Ragazza della porta accanto, che ha rifiutato di farsi fotografare in abiti sexy, perché dice di non capire questa smania delle donne di svestirsi. Lei, infatti, anche in campo indossa body castigati, lunghi, mai sgambati. Ha un suo stile. [...] Ha ricevuto uno dei più alti riconoscimenti svedesi, la Victoria Scholar, consegnatale dalla principessa Victoria con la motivazione: ”Carolina ha, in maniera molto svedese, dimostrato sia possibile divertirsi davvero sul campo di gara, anche se la tensione è così grande”. Carro era strafelice, perché è finita nella stessa lista che conta campioni come Stenmark, Fosberg e Brolin, che sono dei miti in Svezia. Ripete che lo sport deve essere divertimento e per questo non si lascia influenzare dagli affari. [...] Certo, fa impressione quando si assesta certi ceffoni sulle guance e sulle cosce per eccitare la tensione prima di ogni prova di salto o lancio, ma il suo animo è dolcissimo. E non ha vergogna di mostrare a tutti la sua gioia travolgente. Diconoche siamolto timida. Per fortuna. [...] Cresciutaa Vaxjo nello Smaland, regione centrale, dove si dice vivano gli svedesi più simpatici. [...] Il padre è stato calciatore di serie A, la madre discreta saltatrice in lungo con un primato di 6.09. Carro è diventata abile in tante specialità diverse, perché seguiva il genitore al campo, dove allenava i ragazzini. Lei, curiosa, provava tutto e assimilava ogni tecnica come una carta assorbente. L’impianto indoor in quella piccola città è un gioiello e così ha potuto esercitarsi sia nella corsa che nei salti e nei lanci nei lunghi inverni» (Gianni Merlo, ”La Gazzetta dello Sport” 25/8/2003). «Come si fa a non innamorarsi di Carolina Kluft? Sì, è vero ci sono modelle svedesi mozzafiato, mentre ”Carro” ha un viso da casalinga di campagna, ma il fuoco che le arde nell’anima ti fa bollire il sangue. I giornali di casa sua la chiamano l’antisvedese, perché gesticola, urla, fa le boccacce, non si cura del decoro borghese. Prima di lanciare una rincorsa nel salto in lungo si schiaffeggia per diventare ancora più cattiva. Poi si scioglie in sorrisi dolcissimi. [...] Ha un fisico di ferro [...]» (Gianni Merlo, ”La Gazzetta dello Sport” 22/8/2004).