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 2003  agosto 21 Giovedì calendario

"L’occupazione americana dell’Iraq è stata la conquista di uno spazio vuoto. Il poligono militare e petrolifero di Saddam si è come dissolto e alla superficie è apparso un Iraq che gli americani e la maggior parte dei sedicenti esperti non aveva neppure provato a immaginare

"L’occupazione americana dell’Iraq è stata la conquista di uno spazio vuoto. Il poligono militare e petrolifero di Saddam si è come dissolto e alla superficie è apparso un Iraq che gli americani e la maggior parte dei sedicenti esperti non aveva neppure provato a immaginare. Un paese caotico, anarchico, frammentato in gruppi etnici, tribali, con fratture religiose e culturali profonde: una sorta di Jugoslavia mediorientale pronta a esplodere in mille schegge. Il paese è di fatto già diviso in due, se non in tre parti: con il Kurdistan che si amministra per conto suo e difficilmente vorrà tornare sotto l’autorità centrale di Baghdad. L’ipotesi di un Iraq federale, che si poteva immaginare prima della guerra, oggi appare improponibile. In questo Iraq balcanizzato, dai confini porosi, terreno di infilrtazione, come lo fu la ex Jugoslavia, di gruppi islamici e magnete per i terroristi, gli Stati Uniti si preparano a commettere un secondo errore. Quello di considerare l’Iraq solo un problema di sicurezza, da affrontare magari inviando più truppe e tentando di costituire delle forze irachene che collaborino con gli occupanti. Questa è una tattica che può diluire i problemi ma anche aggravarli, non una strategia. Basta rileggersi sull’argomento qualche frammento di storia coloniale. La questione è politica: questa amministrazione deve fare un passo indietro e restituire un ruolo alle Nazioni Unite e ai suoi alleati".