Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  agosto 22 Venerdì calendario

La cattura di al Majid è una buona notizia. Lo è, perché al Majid era il Re di picche, una delle "carte" più inseguite dagli scout americani, e averlo acchiappato conforta che le piste sulle quali si muove la caccia sono quelle giuste, quelle che alla fine porteranno diritto verso Saddam

La cattura di al Majid è una buona notizia. Lo è, perché al Majid era il Re di picche, una delle "carte" più inseguite dagli scout americani, e averlo acchiappato conforta che le piste sulle quali si muove la caccia sono quelle giuste, quelle che alla fine porteranno diritto verso Saddam. Ma è una buona notizia anche perché Hussein Kamel Hassan al Majid era un’autentica bestia umana, forse la rappresentazione più efficace della natura e della identità criminale del regime di Saddam. E la storia di Halabja è anche la storia di al Majid. Halabja è una piccola città sulle montagne curde, nel Nord dell’Iraq, una città come tante. Nell’87, contando di poter sfruttare la debolezza del regime di Baghdad impegnato ormai da 7 anni in una guerra distruttiva contro l’Iran di Khomeini, i peshmerga di Barzani e Talabani avevano attaccato le truppe di Saddam che tenevano sotto stretto controllo il Kurdistan. I generali del Raíss, sotto la spinta dei peshmerga, sono costretti a ritirarsi verso la pianura, cedono terreno, le bandiere dell’indipendenza cominciano a sventolare sulle città e sui villaggi liberati. Rabbioso, infuriato, il Raíss esautora il suo stato maggiore, crea l’Ufficio per gli Affari del Nord e lo assegna a suo cugino, Hassan al Majid. Gli dà un solo ordine: "Distruggere quei pezzenti". Saddam vuole la soluzione finale, e la campagna militare del nuovo comandante userà le stesse tattiche della ferocia nazista nell’Europa del maquis: annientare ogni resistenza, fare terra bruciata attorno al nemico. Più di mille, tra città e villaggi, vengono dichiarati area off limits, e parte un’operazione di rastrellamento e di distruzione che svuota monti e valli e lascia dietro di sè soltanto macerie e muri anneriti dagl’incendi. Ma i peshmerga sono gente dura, soldati che hanno forza e fede; non cedono. Allora al Majid molla ogni freno: il mattino del 18 marzo 1988 una squadriglia sorvola a bassa quota la periferia meridionale della città di Halabja e lascia dietro di sè una nuvola grigioazzurra; i bimbi corrono a giocarci, gli adulti escono di casa a osservare incuriositi. La nuvola è un composto di iprite, cianuro e gas nervino.