(Boris Biancheri ཿLa Stampa 20/8/2003 pagina 1), 20 agosto 2003
"Che cosa ha spinto gli attentatori a colpire il più che altro simbolico centro delle Nazioni Unite di Baghdad? Chi sono e che obiettivi si prefiggono? In attesa di elementi di fatto o di rivendicazioni (che per altro in Iraq sono state rare e poco attendibili) ci si può solo porre degli interrogativi
"Che cosa ha spinto gli attentatori a colpire il più che altro simbolico centro delle Nazioni Unite di Baghdad? Chi sono e che obiettivi si prefiggono? In attesa di elementi di fatto o di rivendicazioni (che per altro in Iraq sono state rare e poco attendibili) ci si può solo porre degli interrogativi. Se il gesto appartenesse alla galassia della crescente insorgenza antiamericana, si tratterebbe di una ben strana strategia quella di colpire la sola, realistica alternativa alla gestione statunitense della transizione. Si tratterebbe in tal caso di un qualche fedelissimo di Saddam che combatte l’Onu non per ciò che fa ora ma per ciò che fece al tempo della prima guerra del Golfo e delle sanzioni. Più probabile, e più preoccupante, è l’ipotesi che - in un’Iraq che come l’Afghanistan al tempo dell’occupazione sovietica sta diventando il luogo dove affluisce ogni terrorismo di matrice islamica, mercenario o esaltato, autonomo o organizzato - l’Onu venga identificata con l’Occidente, anzi con chiunque abbia una parvenza di potere. Che l’attentato sia dunque un gesto estremo, irrazionale, rivolto forse anche contro quei regimi arabi moderati, come Arabia Saudita o Egitto, che stanno intensificando la sicurezza al proprio interno".