Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  agosto 21 Giovedì calendario

Condorelli Francesco

• . Nato a Belpasso (Catania) il 12 marzo 1912, morto a Belpasso (Catania) il 20 agosto 2003. «Da garzone di pasticceria a re dei torroncini nel mondo. Sui morbidi torroni monodose, ricoperti di glassa aromatizzata e incartati come caramelle ha costruito una fortuna. E nonostante i suoi novantuno anni, tutte le mattine, alle 7.30, ancora una settimana prima di morire, era seduto sempre allo stesso tavolo della pasticceria da lui fondata a Belpasso, un paesino alle falde dell’Etna, nel 1933. [...] ”Imparate un mestiere e avrete fortuna” diceva a tutti Francesco ”Ciccio” Condorelli, sempre impeccabile in giacca e cravatta e con le scarpe di vernice pur nell’afoso agosto siciliano. Lui, che aveva cominciato vendendo granite di mandorla su un carrettino con il quale faceva il giro del paese. Negli anni Settanta, la pasticceria è un punto di riferimento per le specialità siciliane, dieci anni dopo, grazie alla pubblicità e all’amicizia con il conterraneo Pippo Baudo, i torroncini del cavaliere varcano i confini isolani, approdando a Domenica in. Poi le campagne pubblicitarie in grande stile con il tormentone ”Condorelli? Un vero piacere...” del maggiordomo Leo Gullotta [...] ” sempre rimasto un operaio - ricorda commosso l’attore siciliano - e mi ha sempre ricordato mio padre, pasticcere come lui. Quando accettai la prima campagna pubblicitaria volevo soprattutto fare qualcosa per la mia Sicilia, quella onesta, che crede nei valori veri. Poi siamo diventati veri amici. Oggi piango la scomparsa di un bambino, come lui è sempre rimasto nell’animo, vestito da anziano. Ricordarlo sarà sempre un piacere, magari raffigurandolo come una vecchia quercia che continuerà a dare frutti straordinari”» (Michela Giuffrida, ”la Repubblica” 21/8/2003). «Rimasto orfano a 16 anni, per aiutare la famiglia inizia a lavorare come garzone in un’antica pasticceria di Belpasso, ai piedi dell’Etna. Come amava raccontare, fu una folgorazione: a contatto con impasti, mandorle e miele capisce qual’è la sua strada. E dire che appena pochi anni prima era stato il padre a dissuaderlo dal proposito di farsi prete. Durante la guerra viene fatto prigioniero a Pola dove rimane sino alla fine del conflitto quando ritorna in Sicilia e apre una pasticceria. All’inizio degli Anni ’70 trova la fomula magica, creando il torroncino. Racconta la figlia Gloria: ”Papà diceva che l’idea gli venne a Torino osservando con quanta difficoltà la padrona di casa tagliava la stecca di torrone”.Al rientro a Belpasso trasforma la sua azienda e crea il torroncino. ”Lo faremo di torrone morbido - spiega ai dipendenti - perchè più facile da addentare e lo confezioneremo singolarmente”.Mandorle siciliane, pistacchio di Bronte e miele profumato: la formula della bontà trova casa ai piedi dell’Etna dove i turisti si recano appositamente per portarne a casa in gran quantità. Sulla sua carta d’identità avrebbe voluto fosse scritto italiano, siciliano e catanese perchè ”nessuno - diceva - può scordare la sua terra”.E proprio per quel rapporto di grande amore con la Sicilia, a inizio Anni ’80 si convince a fare il grande passo, avviando la promozione dei torroncini su scala nazionale. il vero exploit, i torroncini arrivano sulle tavole di tutti gli italiani e il loro gusto viene apprezzato anche all’estero» (’La Stampa” 21/8/2003).