Varie, 21 agosto 2003
CIOTTI
CIOTTI Luigi Pieve di Cadore (Belluno) 10 settembre 1945. Prete. Fondatore del gruppo Abele, da tempo vicino alle ragioni degli anti global • «Non è un prete accomodante. Quando prende la parola non fa sconti a nessuno [...] fondatore del gruppo Abele, comunità di recupero di tossicodipendenti, della Lila, lega per la lotta all’Aids, di Libera, associazione per contrastare le mafie italiane, è un vero duro. [...] Muccioli era un uomo determinato, a metà tra un manager e un contadino. Ma non ho mai condiviso la sua mania di gigantismo, il suo andare a braccetto con i politici e con i potenti e anche la copertura che diede all’omicidio Maranzano [...] Ho conosciuto Francesco Cardella. E mi ha lasciato inquieto. Chiese di entrare nel coordinamento delle comunità di accoglienza. Ma scoprii che lo aveva fatto solo perché sperava che lo aiutassimo a sbloccare una sua barca sequestrata a Trapani perché trovata con della roba a bordo [...] Di ecstasy si muore. Di marijuana no. Hashish e marijuana vanno tolte dalla tabella delle droghe illegali e inserite in quella delle sostanze pericolose, come l’alcool e il fumo [...] Per combattere l’acoolismo lei estirperebbe tutte le vigne del Monferrato? Il problema non è l’uva, ma l’uso che se ne fa [...] Il Papa, quando andò in America Latina, bevve the di coca. Il contadino andino non coltiva cocaina, coltiva foglie di coca con le quali si fanno molti prodotti diversi dalla droga. Quando li convinsero a piantare patate, nessuno gliele comprò [...] Don Ciotti non è mai andato a braccetto di nessun potente. [...] Richiami forti da parte del Vaticano ce ne sono stati. Quando come presidente della Lila ho preso posizione a favore del preservativo come uno degli strumenti suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono stato costretto a dimettermi. Nessuno ha da ridire contro i cappellani che dicono messa su un carro armato. Ma quando ho celebrato messa su un carro di campagna sono stato messo sotto inchiesta. Quando ho fondato il gruppo ”Davide e Gionata’ per riflettere sul cammino di fede degli omosessuali, sono stato criticato da chi faceva una grande confusione fra omosessualità e pederastia e prostituzione [...] Chiunque faccia bene la sua parte diventa scomodo. Il Vangelo è un pugno nello stomaco. Un prete se vuole incarnare la parola di Dio non può essere comodo [...]» (Claudio Sabelli Fioretti, www.sabellifioretti.com). «[...] Nell’inverno del 1960 Luigi Ciotti era uno studente d’istituto tecnico emigrato a Torino, da Pieve di Cadore, al seguito del babbo muratore. Prendeva il tram per andare a scuola e guardando fuori dal finestrino aveva già le sue visioni, quella singolare capacità di vedere il mondo con gli occhi degli ultimi della fila: ”Ho reagito di pancia, con la semplicità del ragazzo”. Già, perché è un ragazzo, non il prete, non l’adulto, a fondare nei primi giorni del 1966 il gruppo Abele (Ciotti sarà poi ordinato sacerdote nel ”72, quando il cardinale Michele Pellegrino gli affiderà ”la parrocchia della strada”), ed è per questo che oggi l’adulto s’arrabbia quando sente dire che i giovani sono il nostro futuro, ”no, loro ci sono sempre stati, sono il nostro presente, è adesso che vanno create le condizioni per una vera partecipazione, invece li prendiamo in giro e tutto resta saldamente nelle mani degli adulti, la politica, la chiesa, le amministrazioni”. Il Gruppo nasce dalla testardaggine di un ragazzo che ingoia qualche delusione (’provai a coinvolgere i miei amici della parrocchia, ma alcuni non se la sentirono”) e incassa i primi successi: un giorno Ciotti va a trovare un detenuto del Ferrante Aporti e quello gli sputa in faccia, però una volta uscito dal carcere minorile sarà uno dei primi a rispondere alla chiamata e un pilastro del Gruppo per i lunghi anni a venire. Oggi, visto dalla nuova, bellissima sede di corso Trapani, un ex fabbrica avuta in comodato d’uso per trent’anni, il Gruppo Abele è qualcosa di concreto ed astratto al tempo stesso: è una porta aperta ed un centro studi, è un ”drop in” per agganciare le persone in difficoltà e una casa editrice, è una serie di piccole comunità per i tossicodipendenti e giornali come ”Narcomafie” e ”Animazione Sociale”, è una cascina alloggio che ospita i malati di Aids e un centro di mediazione dei conflitti; un progetto sulla prostituzione per contrastare la tratta delle persone e un luogo che organizza serate per le famiglie; una casa che ospita mamme sieropositive con i loro bambini e una libreria dove si vendono bellissimi giocattoli in legno; una presenza in Burkina Faso, in Senegal e Mali, e un archivio storico, un centro crisi e un progetto di educazione alla legalità per gli studenti delle scuole. E tante altre cose, ma soprattutto idee, ”perché a noi non basta essere ”i delegati all’assistenza’, vogliamo educare e fare cultura”, dice don Ciotti, ”a noi interessa una pratica quotidiana dove non devono mai venire meno la forza e la libertà del pensare politico”. Il Gruppo è anche Libera, l’associazione contro le mafie che da una sua costola è nata, ”perché non ha senso occuparsi dei tossicodipendenti se non si entra anche in contrasto con ciò che c’è dietro a tutto questo: le overdose sono stragi di mafia”. denuncia, ”annuncio di salvezza” per chi crede, pratica politica per tutti. sete di giustizia: ”Non basta essere buoni, è necessario essere giusti. [...] Non abbiamo mai fatto sconti a nessuno, ci siamo sempre presi il diritto di poter dire: non sono d’accordo. Ci sono stati momenti difficili, in cui ci hanno tolto le convenzioni, gli aiuti, ma siamo andati avanti ugualmente. Non ho la presunzione di avere ricette, so però che le persone hanno bisogni, i bisogni vanno tradotti in diritti, i diritti vanno tradotti in servizi, ossia in politiche sociali”. Non è facile guidare il Gruppo e Libera, ed essere sacerdote. ”Ma io sono sempre stato fedele alla mia Chiesa; e poi nel Vangelo si legge che le persone più vicine a Gesù erano a volte quelle che gli impedivano l’incontro con la gente, ricorda l’episodio del cieco che grida per strada?”. Fedele alla sua chiesa, ma in fondo lontano, sulla strada che gli venne affidata dal vescovo più amato: a don Ciotti è accaduto una volta sola d’incontrare un papa, ”era Paolo VI, mi aveva mandato qui una mamma, proprio così, arrivò questa donna per parlarmi della figlia con problemi di droga e mi disse: ”Mi manda il Papa’. Quello con Paolo VI fu un incontro breve nel corso del quale ci dicemmo cose intense” [...] Il futuro è ”la voglia di continuare a guardare alle cose con stupore, restando un po’ analfabeti”. Sono i ragazzi che circolano in queste stanze. , anche, la preoccupazione economica, perché: ”non è un segreto, abbiamo i nostri bei debiti. Ma li portiamo con dignità”» (Stefania Miretti, ”La Stampa” 5/12/2005).