Varie, 20 agosto 2003
WINSPEARE
WINSPEARE Edoardo Klagenfurt (Austria) 14 settembre 1965. Regista. Figlio di una coppia di rifugiati ungheresi. Il bisnonno era prefetto a Milano. Vive a Depressa, nel Salento. Ha studiato Lettere all’Università di Firenze e si è diplomato alla Scuola di Cinema di Monaco. Film: Pizzicata (1996 - Una storia d’amore fra un pilota Usa abbattuto dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale e la figlia dell’uomo che lo salva) e Sangue Vivo (2000 - Due fratelli, un contrabbandiere e un musicista senza lavoro che dalla morte del padre sono in conflitto) che ha vinto tre Grolle d’oro. Entrambi girati nel «suo» Salento. «Un regista delizioso, sorprendente. I suoi tre film (prima Pizzicata, poi Sangue Vivo, infine Il Miracolo) sono stati presentati in decine di festival: Berlino, San Sebastian, Edimburgo, San Francisco, Spoleto, collezionando premi e riconoscimenti. Pizzicata, che in Italia solo quattro gatti hanno visto, ha meritato il titolo di opera ”wertwoll”, cioè preziosa, dal ministero della Cultura tedesco. La pellicola è rimasta più di due mesi in programmazione a New York. Sangue vivo è stato venduto in Giappone e Francia; Il Miracolo è stata la piccola scoperta della critica di Venezia. Winspeare è più di un cognome strano, molto oltre un regista, meglio di un antropologo accanito. Essendo appunto fatto strano più del suo cognome, gli piacciono da morire le bizzarrie. Solo se un´idea è bizzarra lo conquista. [...] ”Mia madre porta in dote sangue misto: lei è nata a Budapest, la nonna a Praga, la bisnonna a Cracovia. Papà è italo-inglese, io sono nato a Klagenfurt”. I genitori scelsero di vivere a Depressa, dove da 300 anni i Winspeare posseggono un castello e vaste proprietà terriere. ”Da bambino odiavo il mio cognome. Quando mi chiedevano come ti chiami, e io rispondevo Winspeare, gli amichetti mi guardavano con sospetto e dicevano: commu?”» (Antonello Caporale, ”la Repubblica” 22/3/2004). «Il mio bisnonno, che era prefetto a Milano e fu lui a dire a Bava Beccaris di non sparare sugli operai: poi se ne andò [...] In casa mia si parlava inglese, francese, tedesco [...] Ma amo la mia terra, di grandi filosofi e donne bellissime: qui Apollo è morto ma Dioniso è risorto [...] Il Salento è una parte a sé, ha una identità forte, è una finis terrae , un paese universale. La conosco bene la Puglia, sta rinascendo con due identità: barese e salentina [...] A Depressa non c’era una sala, quindi andavo a Tricase, dove mi intrufolavo anche ai film vietati. Il cassiere avvertiva: se arriva la finanza nascondetevi sotto le poltrone, intesi? Fu lì che presi cotte per i grandi che ancora oggi venero, da Fellini a De Sica a Rossellini [...] Io ci faccio l’amore col film. Lo voglio diverso da me, che sono un biondino di buona famiglia. Non solo, ma aiuto anche gli amici a fare cinema [...] Mi piace stare in un posto con 1500 abitanti, parte della famiglia, olio e vino buoni. Roma sarà la caput mundi, ma poi viene Depressa. E se voglio andare al cinema devo sempre andare a Tricase» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 20/8/2003).