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 2003  agosto 20 Mercoledì calendario

Kerbel Lev

• . Nato a San Pietroburgo (Russia) il 7 novembre 1917, morto a Mosca (Russia) il 19 agosto 2003. Scultore. «Lo scultore di Stalin come lo chiamavano i suoi detrattori, lo scultore di Lenin, come preferiva definirsi lui perché, sono sue parole, ”Lenin ce l´ho sempre avuto nella testa e nel cuore”. Chissà, forse perché era nato proprio il giorno in cui Lenin diede l´assalto al Palazzo d´Inverno, a San Pietroburgo, il 7 novembre del 1917 (il 25 ottobre secondo il vecchio calendario russo). O perché, il giorno in cui Lenin morì, scoprì la sua vocazione di scultore. A sei anni, con il gesso che usava per modellare soldatini, diede vita al suo primo Lenin. Da allora, aveva sei anni appena, quanti Lenin ha scolpito? Centinaia di Lenin e di operai, soldati contadini, più decine di Marx, soltanto uno Stalin, una maschera funebre, il volto di un uomo giacente con gli occhi chiusi, ormai innocuo. L´ultima sua statua di Lenin è del 1987, gli era stata commissionata dal Soviet Supremo per commemorare il Settantesimo anniversario della Rivoluzione d´Ottobre: all´inaugurazione del monumento - una colonna marmorea in cima alla quale sta Lui, Vladimir Iliic, mentre alla base gli si affollano intorno protendendosi nello slancio di raggiungerlo, figure di eroici rivoluzionari - parteciparono tutti gli alti papaveri, tutto il Comitato Centrale del Pcus, meno Gorbaciov, segno inequivocabile che qualcosa stava cambiando. E poi tutto, in effetti, cambiò ma l´ultimo Lenin dello scultore di regime per antonomasia, il più riverito, il più operoso, il più ideologicamente entusiasta, domina ancora oggi la folla di turisti e di "nuovi russi" in quella che si chiamava Piazza Oktobraskaja, che oggi è stata ribattezzata piazza Kaluzhskaja ma, a Mosca, nessuno la indica con il nuovo nome. Certe volte il passato non passa tanto facilmente e quella di Lenin, in Russia, è ancora un´icona rispettata, anche se nessun artista lo ritrae più, nemmeno Kerbel il quale, negli ultimi anni, si era dedicato ad altri soggetti. Così la morte lo ha colto mentre terminava una statua di Pietro il Grande per la città di Kalinin. Agli amici diceva, scherzando: ”Spero che almeno quest´opera non me l´abbattano”. Sì, perché Kerbel può vantare il Guinnes dei primati come scultore che ha visto più sue opere rimosse dalle piazze, fatte saltare dai loro piedistalli, distrutte a picconate, a martellate, da folle infuriate. Nel 1958 aveva fatto un così bel monumento all´amicizia cino-sovietica, un operaio russo alto tre metri che marciava verso il futuro radioso assieme a un operaio cinese. Niente, l´amicizia finì, Mao accusò l´Unione sovietica di social-imperialismo e, a Shanghai, i due giganti di pietra vennero sbriciolati. Lo stesso accadde con il Lenin che gli era stato commissionato dalla Bulgaria che fu sbattuto giù dal piedistallo, per il monumento al Soldato Sovietico Liberatore a Varsavia, per tanti e tanti altri capolavori del realismo socialista quando la gente aprì gli occhi e si accorse che quella non era la realtà e non era nemmeno il socialismo. Ma tenere il conto di quante opere di Kerbel siano sparite è impossibile perché negli anni settanta Brezhnev gli ordinava decine di statue di Lenin alla volta e andava poi in giro a regalarle, in Unione sovietica e all´estero, alle popolazioni dei paesi del Patto di Varsavia che, commosse, ringraziavano. Comunque, Fidel Castro il suo Lenin, uno dei più grandiosi bassorilievi concepiti da Lev Kerbel, se lo ordinò per conto proprio e ancora resiste a L´Avana, così come, in Russia, resistono le decine di statue di Gagarin, il primo cosmonauta, uscite dall´atelier di Kerbel, artista di regime, il passato regime, ma che l´attuale onora al punto che Putin, nel telegramma di auguri che gli ha inviato per il suo ottantacinquesimo compleanno, ha scritto: ”Consideriamo le sue opere monumentali come parte inalienabile della nostra eredità artistica nazionale”. Giusto, perché mai la Nuova Russia dovrebbe rimuovere il grande busto in granito grigio di Carlo Marx che sorge di faccia al Teatro Bolshoj e che Kerbel giudicava una delle sue opere più riuscite? Gli piaceva più del Marx che aveva scolpito per la Karl Marx Stadt di Berlino. La sua teoria estetica era che la società socialista, con la sua scultura monumentale, aveva portato alla perfezione le proporzioni classiche della scultura greca. Sarà, ma i greci raffiguravano la nudità del corpo. E un Lenin, anche se scolpito da Kerbel, non avrebbe mai potuto competere con un bronzo di Riace. Esteticamente parlando, s´intende» (Renata Pisu, ”la Repubblica” 20/8/2003).