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 2003  agosto 19 Martedì calendario

FRESU

FRESU Paolo Berchidda (Sassari) 10 febbraio 1961. Trombettista • «Un gentile folletto la cui tromba è ormai una delle più belle certezze del nostro jazz nel mondo. Amatissimo in Italia, in Francia praticamente un idolo, viene da un paese di tremila anime ai piedi del Monte Limbara, sul confine fra Logudoro e Gallura. [...] Famiglia contadina con padre poeta che dopo anni di perplessità per quel figlio e la sua ”trombetta” oggi vuol vedere persino le rassegne stampa in francese, Fresu ha creato nel posto dove è nato e cresciuto un festival anomalo, piccolo e forte, al quale negli anni hanno partecipato Kronos, Balanescu, Jeanne Lee, Caine. [...] Una casa a Bologna, una dalle parti di Porretta e una a Parigi perché il lavoro glielo ha imposto, incarna benissimo la molteplicità del musicista contemporaneo: compositore (anche per cinema, danza, teatro e reading), band leader, didatta (ha creato nel 1989 e dirige tuttora i seminari di Nuoro ”perché lo so bene da sardo quanto ho dovuto girare per imparare”; insegna dall´85 a Siena Jazz), organizzatore instancabile, solista ambito non solo fra i suoi, vedi le chiamate di Vanoni, Capossela e Alice. L´avventura di questo artigiano della creatività vive di una determinazione giocosa e senza traumi, che molto deve al suo talento: ”La musica l´ho scoperta a 11 anni nella banda del paese, intanto prendevo per caso un diploma di perito elettrotecnico e, nel 1983, quello, invece fortemente desiderato, in tromba al conservatorio (in 5 anni anziché 6, ndr). L´indipendenza economica conquistata insegnando musica alle medie mi ha permesso di arrivare alla svolta dell´84, quando ho capito che suonare poteva diventare la mia vita: il disco Ostinato mi fruttò i primi premi della critica, RadioRai e "Musica Jazz". In più in quegli anni c´erano anche pochi trombettisti in giro...”. Fu il decollo: ”Nell´87 ho debuttato a Parigi col gruppo di Aldo Romano, nell´88 è nato il festival. Suonavo, incidevo, alle offerte altrui si aggiungevano i miei lavori, ma tutto continuava quasi senza volerlo, con la leggerezza di un gioco. E poi sono stato fortunato, la mia crescita artistica si è potuta nutrire di un dare-avere continuo: le cose e le persone si trovano per strada, come ho trovato a Parigi i miei collaboratori Dhafer Youssef e Nguyen Le, come è accaduto con Jon Hassell, mio grande amico. così anche adesso, che prendo un aereo al giorno e ne perdo un altro per inseguire i miei 250 concerti l´anno fra Italia, Francia, Germania, Olanda, Belgio e Scandinavia; molte delle mie idee nascono proprio in quel tempo franco che è il viaggio. Al disco credo poco ormai: la mia vita di musicista oggi è sul palco”. Poi c´è l´albero del festival con tutti i suoi rami: le mostre e la rivista d´arte curati dal fratello Antonello; la nastroteca dei concerti con la neonata collana di cd e i suoi primi quattro titoli pubblicati; altre tre rassegne fra aprile e settembre di cinema, danza e letteratura: ”Fare ”Time in Jazz’ è come comporre per me: dietro c´è un pensiero preciso. E soprattutto il gruppo di persone straordinarie che lo rende possibile. una sorta di laboratorio involontario, il tema in fondo è un pretesto, chiamando artisti diversi fra loro gettiamo il seme di collaborazioni che poi magari fioriscono altrove. Come il mio duo con Uri Caine che ha suonato al festival nel 2002. In più c´è il paese, che nel festival sta trovando anche un volano di rinnovamento economico e, in prospettiva, un possibile freno alla fuga dei giovani. ”Time in Jazz’ cerca anche un proiezione della cultura sarda fuori dall´isola. La sardità ha avuto un ruolo primario nella mia vita, sono la cultura, la saggezza e la semplicità della mia terra che mi hanno permesso di trovare la mia strada”» (Paolo Russo, ”la Repubblica” 19/8/2003).