17 agosto 2003
MAJ Giuseppe
MAJ Giuseppe. Nato a Schilpario (Bergamo) il 20 luglio 1939. Editore, ingegnere, architetto incendiario di una sigla - ”Carc” (Comitati di appoggio per la resistenza e il comunismo) - sopravvissuta al naufragio dei ’70 e degli ’80, pronta a dissociarsi dagli assassini di Massimo D’Antona e Marco Biagi non perché contraria alla lotta armata, ma perché scettica sui tempi del suo dispiegarsi. Arrestato a Parigi il 23 giugno 2003, nel dicembre dello stesso anno era stato rilasciato sotto controllo giudiziario. Sei mesi dopo, riscontrata la violazione degli obblighi della libertà vigilata, il magistrato Gilbert Thiel aveva emesso contro di lui un mandato di cattura. Nel dicembre del 2004 aveva annunciato via internet il ritorno alla clandestinità. Nuovo arresto il 26 maggio 2005 (G. Ca., ”Corriere della Sera” 28/5/2005). «Inossidabile pezzo di storia degli anni ’70 e ’80, dai ”precedenti eversivi’ a bassa intensità e un fratello già in ”Prima linea” e quindi riparato in Francia. Verboso fino all’inverosimile e - almeno fino all’89 - regolarmente impicciato in inchieste sul fiancheggiamento brigatista tra Venezia e Milano. Era sparito nel ’99, quando aveva capito che si era fatta greve l’aria intorno ai suoi Carc e alla sua pubblicistica semi-clandestina - dal ”Bollettino” al ”Centro di documentazione filo rosso” - sino ad allora ignorata perché superflua negli anni della sconfitta brigatista. Nei primi mesi del 2000, quando la Digos che cerca gli assassini di D’Antona bussa in una casa di Modena, dove forse pensa di trovarlo, inciampa in un suo compagno e - naturalmente - in carta a non finire. Riflessioni, documenti, bozze di uno strologare politico di cui si fa presto a riassumere il senso. Maj e i suoi Carc - ideologicamente affini alle Br della ”seconda posizione”, la cosiddetta ala movimentista - non gradiscono che le Br si siano rimesse ad ammazzare senza aver prima raggiunto quella massa critica di ”consenso proletario” che Maj ritiene indispensabile. Di più, quel consenso cui Maj si applica, sognando la rinascita di un ”Partito comunista” ai cui lavori di fondazione viene deputata una struttura - la ”Commissione preparatoria” - che produce molte parole, che vagheggia la ”costruzione di un fronte antimperialista internazionale”, sollecita ”comitati di partito clandestini provvisori”, e che lo sprofonda. Già, perché i carabinieri del Ros, convinti che alle ”nuove Br” si arrivi non necessariamente dagli assassini di D’Antona e Biagi, ma da chi gli danza intorno, si convincono che quel Maj e i suoi compagni e il suo ”Partito comunista” in costruzione, siano esattamente il filo da tirare per arrivare a sciogliere il rebus» (Carlo Bonini, Claudia Fusani, ”la Repubblica” 24/6/2003). «A definirlo ”sovversivo” [...] quasi se ne vanterebbe. [...] dopo una lunga militanza nel Movimento si è scoperto una vena di editore e di saggista. Ha pubblicato monumentali opere del marxismo classico, ma anche saggi dell’ex brigatista rosso Prospero Gallinari. Il terrorismo, comunque, aveva già lambito la sua famiglia: Luigi Maj, suo fratello, era stato un esponente del gruppo ”Prima Linea”. [...] intendeva ricostruire il partito comunista italiano. E lo voleva fare seguendo rigidamente gli insegnamenti di Lenin. Ecco dunque che nel 1999 abbandonò i Carc, troppo movimentisti per i suoi gusti (’Era a noi evidente che le grandi ondate di lotte popolari degli Anni 70 non avrebbero portato da nessuna parte: sia le Brigate Rosse che il movimento marxista-leninista erano finiti fuori strada”), e diede vita a una nuova formazione politica, il (n) P.C.I. ovvero il (nuovo) Partito comunista italiano. Nella sua veste di ideologo ultraleninista, però, Maj critica aspramente molte altre formazioni della sua area. Non escluse le nuove Brigate Rosse. Subito dopo l’omicidio D’Antona, ad esempio, in un documento che poi gli verrà trovato in casa durante l’ennesima perquisizione, scrive: ”L’obiettivo finale è l’insurrezione, non la lotta armata invocata e organizzata da questi sindacalisti dei Nuclei comunisti combattenti”. E nella frase c’è tutto l’uomo che sogna sempre la Conquista del Palazzo d’Inverno e disprezza i brigatisti, ridimensionati al rango di ”sindacalisti della lotta armata”. Sottigliezze ideologiche, si dirà. In effetti Maj è un fantasma che agita l’intelligence italiana. Secondo il Sisde, nel 2000 si trovava a Belgrado protetto da Milosevic. Nel 2001 si parla di lui come del fondatore di una Internazionale del terrorismo rosso che dovrebbe unire terroristi spagnoli (Grapo), francesi (i reduci di Action Directe), tedeschi (gli ultimi frammenti della Raf). Si ipotizza un suo ruolo spionistico, per un lontano sodalizio con un tal Luciano Raimondi, maoista (assieme nel 1968 diedero vita a un effimero Partito rivoluzionario marxista-leninista d’Italia) che è risultato essere una spia del Kgb. Condanne per fatti concreti, però, nessuna. [...]» (Francesco Grignetti, ”La Stampa” 28/5/2005).