(Abraham B. Yehoshua ཿLa Stampa 11/8/2003 pagina 9), 11 agosto 2003
"Durante il vertice di Camp David nell’estate del 2000 il governo di Ehud Barak cercò di raggiungere un accordo con i palestinesi che respinsero le offerte israeliane e diedero il via a una serie di manifestazioni violente e di attentati terroristici a cui Israele reagì con furiose rappresaglie
"Durante il vertice di Camp David nell’estate del 2000 il governo di Ehud Barak cercò di raggiungere un accordo con i palestinesi che respinsero le offerte israeliane e diedero il via a una serie di manifestazioni violente e di attentati terroristici a cui Israele reagì con furiose rappresaglie. Prima che una nuova, fragile tregua venisse firmata di recente, circa 820 israeliani e più di 2400 palestinesi, per lo più civili, caddero vittime della violenza. Responsabile di questa situazione è la mancanza di un chiaro confine tra i due popoli. Il fatto che gli israeliani abbiano stabilito degli insediamenti nel cuore della nazione palestinese ha fatto sì che anche ai palestinesi fosse facile penetrare in territorio israeliano e perpetrare atroci azioni terroristiche. Due case, quella degli israeliani e quella dei palestinesi sono spalancate al nemico. I due popoli sono uniti come gemelli siamesi, non solo per la testa ma per tutto il corpo. Il confine tra Israele e i territori palestinesi è lungo circa 400 chilometri e le possibilità di infiltrazione sono innumerevoli. Poiché le posizioni delle due parti in merito a un accordo definitivo sono ancora distanti e la comunità internazionale non è in grado di imporre l’applicazione della risoluzione 242 dell’Onu - unico modello possibile di accordo - occorre far qualcosa per porre fine allo spargimento di sangue e alla sofferenza. Il movimento per la separazione unilaterale a cui io appartengo chiede al governo di attuare una politica di divisione tra i due popoli ripristinando parzialmente il confine arbitrariamente cancellato da Israele dopo la guerra dei sei giorni. Un confine che ancora oggi è l’unico legittimo agli occhi della comunità internazionale. A tale proposito occorre dunque evacuare gli insediamenti israeliani nella zona palestinese e costruire una barriera che impedisca ai terroristi palestinesi di penetrare con facilità nelle zone israeliane seminando morte, terrore e provocando la reazione israeliana e il conseguente blocco di città e villaggi palestinesi. Una simile linea di frontiera aiuterà anche le forze dell’ordine palestinesi a fermare i terroristi che tentano di infiltrarsi in territorio israeliano [...] Il governo Sharon non sta attuando la soluzione chiesta da me e dai miei compagni. Finora nemmeno un insediamento è stato smantellato; al contrario, vengono create sempre più colonie illegali. In secondo luogo la barriera che si sta costruendo penetra spesso in profondità nei territori occupati inglobando zone destinate al futuro stato palestinese, espropriando i contadini dai loro terreni e creando insopportabili divisioni tra villaggi palestinesi e tra agricoltori e la loro terra."