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 2003  luglio 15 Martedì calendario

"Proprio mentre Ariel Sharon si mostra più disponibile alla trattativa, ma solo con gli interlocutori di suo gradimento, e riceve un coro di lodi dalla stampa internazionale, silenziosamente ed inesorabilmente avanza la costruzione del grande muro che, giusto in tempo per l’inaugurazione trionfante della road map alla fine del 2005, vedrà gran parte dei tre milioni e mezzo di palestinesi di gaza e della West Bank rinchiusi in una grande prigione a cielo aperto

"Proprio mentre Ariel Sharon si mostra più disponibile alla trattativa, ma solo con gli interlocutori di suo gradimento, e riceve un coro di lodi dalla stampa internazionale, silenziosamente ed inesorabilmente avanza la costruzione del grande muro che, giusto in tempo per l’inaugurazione trionfante della road map alla fine del 2005, vedrà gran parte dei tre milioni e mezzo di palestinesi di gaza e della West Bank rinchiusi in una grande prigione a cielo aperto. La cartina mostrata dal giornalista israeliano Gadi Algazi non fa un processo alle intenzioni, mostra quale sarà lo ”stato gruviera” di cui disporranno i palestinesi, in cui per passare da una città all’altra dovranno affrontare posti di blocco e scavarsi tunnel, mentre alcune centinaia di migliaia di abitanti della Cisgiordania saranno separati dai propri campi e dai propri mezzi di sostentamento: un invito neanche troppo velato all’emigrazione, altro che gli impossibili sogni sul diritto al ritorno di quei due terzi di palestinesi che furono cacciati nel 1948. All’apice del processo di pace di Oslo, in qualche modo, ai palestinesi sarebbe toccato l’80 per cento di quel 20 per cento di territorio del vecchio mandato britannico, conquistato da Israele nel 1967. Lo spazio lasciato ai palestinesi all’interno delle enclaves, circondate da ogni la to dal grande muro elettrificato, minato ed elettronizzato, corrisponde esattamente a quel 42 per cento di territorio per lo Stato palestinese di cui da parecchi anni parla Ariel Sharon".