(Leonardo Coen ཿla Repubblica 13/8/2003 pagina 4), 13 agosto 2003
"Tutto è cominciato a Gilo. O meglio, l’idea che un Muro potesse funzionare da deterrente e da difesa è scaturita in questo moderno agglomerato urbano, punto di scontro e di frizione tra la Gerusalemme ebraica e le periferie palestinesi di Betlemme
"Tutto è cominciato a Gilo. O meglio, l’idea che un Muro potesse funzionare da deterrente e da difesa è scaturita in questo moderno agglomerato urbano, punto di scontro e di frizione tra la Gerusalemme ebraica e le periferie palestinesi di Betlemme. Guai, intanto, a chiamare Gilo ”insediamento”, come dicono i palestinesi: gli israeliani lo considerano un normale sobborgo, a sud di Gerusalemme. Per anni, è stato un campo di battaglia: bersaglio dei kalashnikov palestinesi, con Tsahal – l’esercito di Israele - che replicava a colpi di mortaio e affidandosi ai carri armati. Insomma, un punto assai ”caldo”, una dura impossibile convivenza. Una volta, nemmeno tanto tempo fa, i pastori palestinesi lasciavano pascolare i loro greggi a pochi metri dai primi caseggiati israeliani. Le ruspe hanno cancellato i pascoli e lì è stata costruita la prima barriera di cemento: all’origine doveva soltanto proteggere gli abitanti di Gilo dagli spari dei palestinesi. Ma la sua efficacia lo ha trasformato nel modello, in miniatura, del grande Muro che spezza in due la Terra Santa e che divide Israele dai Territori: non a caso, un piccolo segmento però assai strategico passerà proprio poche decine di metri più in basso, sotto i condomini di Gilo e le infrastutture della metropoli ebraica. Oggi i chilometri della ”barriera separatoria” sono già 123, più 18 chilometri di ”ostacoli” posti attorno a Gerusalemme ed altri 20 chilometri a nord, nella zona di Baka a-Sharkiya".