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 2003  agosto 13 Mercoledì calendario

"Una tregua d’armi, in specie una tregua tra israeliani e palestinesi, non può essere assoluta. Totalmente rispettata dall’una e dall’altra parte

"Una tregua d’armi, in specie una tregua tra israeliani e palestinesi, non può essere assoluta. Totalmente rispettata dall’una e dall’altra parte. Gli odii sono troppo profondi, e le armi sono sempre lì, ancora calde dell´ultimo sparo, perché ci si possa illudere che la tregua non venga prima o poi violata. In questo senso i due kamikaze palestinesi che ieri - uno in territorio israeliano, l’altro nella Palestina occupata - hanno rimesso in moto la spirale della violenza, lasciando sul terreno altre vittime innocenti, rappresentano un incidente in larga misura prevedibile. Non sono ancora, cioè, la campana a morto del negoziato in corso". I capi terroristi "possono preoccuparsi se si riducono i finanziamenti sauditi o iraniani, calcolare i vantaggi che potrebbero derivare, in termini di potere politico, da una temporanea, ambigua adesione alla tregua. Ma l’aspirante martire no. La sua razionalità è ormai svanita, l’idea del sacrificio lo domina, le tregue non lo interessano. Sotto il letto nasconde la cintura esplosiva, e in mente non ha altro pensiero che quello d’usarla. E infatti è ben possibile che i due attentati di ieri non fossero stati decisi al vertice di Hamas e delle Brigate al-Aqsa, ma siano emersi dalla vocazione al martirio, dal delirio politico-religioso della truppa".