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 2003  agosto 15 Venerdì calendario

COMPAGNONI Achille

COMPAGNONI Achille Sant’Antonio Valfurva (Sondrio) 26 settembre 1914, Aosta 13 maggi 2009. Alpinista. Il 31 luglio 1954 conquistò il K2 con il compagno di cordata Lino Lacedelli • «[...] Un nome, il suo, che nel 1954 divenne famoso nel Mondo e addirittura mitico in Italia, accoppiato sempre a quello di Lino Lacedelli. Un po’ come Burgnich e Facchetti: inscindibili perché vittoriosi insieme. Il 31 luglio erano stati i primi uomini a toccare la vetta del K2 (8.611 m), la seconda montagna della Terra. Era l’epoca delle ultime grandi conquiste (l’anno prima i britannici avevano salito l’Everest) e l’Italia, uscita umiliata dalla Seconda guerra mondiale, riusciva là dove avevano fallito perfino gli statunitensi. Una rivincita che ridava orgoglio a una nazione. Il che spiega le parole che Compagnoni amava ripetere: “La con quista del K2 fu dell’Italia intera”. Quella ideata, organizzata e guidata da Ardito Desio era in effetti una grande spedizione nazionale e addirittura nei programmi del regista supremo c’era l’idea di non rivelare neppure i nomi di chi era stato effettivamente in vetta, per spersonalizzare il successo. Ma si seppe subito che era stato proprio Compagnoni, insieme a Lacedelli, a piantare la bandiera in cima al K2, salito lungo lo Sperone Abruzzi, via individuata 45 anni prima da Luigi Amedeo di Savoia, il Duca degli Abruzzi, appunto. Gli alpinisti al rientro in Italia furono accolti come eroi, ma poi nacquero le polemiche. Prima sui diritti delle immagini filmate in vetta dal lo stesso Compagnoni ed en rate in una pellicola di grande successo, ovviamente, Italia K2. Poi, più gravi ed “eterne” (ci sono voluti 53 anni per ave re la parola fine), quelle legate alle bombole di ossigeno che Walter Bonatti, insieme al l’hunza Mahdi, portò fino a circa 8.100 m per la cordata di punta. La quale però non si trovava nel punto concordato. Né si fece trovare nonostante un contatto vocale a sera già scesa. Così il giovane Bonatti e il suo compagno pakistano furono costretti a un drammatico bivacco all’addiaccio. Tutto bene? No, perché nella relazione ufficiale, scritta da Desio in base alle indicazioni dei soli Compagnoni e Lacedelli, l’apporto di Bonatti fu cancellato e poi colui che, nel frattempo, era diventato l’alpinista più forte al Mondo fu addirittura accusato d’aver utilizzato l’ossigeno delle bombole (impossibile: non aveva la maschera), che per questo si sarebbero esaurite ben prima della vetta. Cosa non veritiera, come testimoniano le immagini degli stessi primi salitori. Sulla cima ci sono i basti con le bombole: 20 chili l’uno. Nessuno li porterebbe mai sulle spalle addirittura a quote ol tre gli 8.500 m. se non per utilizzarne l’ossigeno. La relazione ufficiale è stata infine riscritta. Achille Compagnoni, come una roccia, non ha mai cambiato la sua versione dei fatti, neppure quando lo stesso Lacedelli ha corretto il tiro, scrivendo che il suo compagno di cordata aveva voluto spostare quel l’ultimo campo oltre i 7.900 metri concordati con Bonatti. “Io e Lino eravamo sulla cima, ma a passare quei 70 giorni in quota eravamo in quattordici, più i pakistani. Mario Puchoz lassù è morto. Ognuno ha fatto la sua parte”, ha ripetuto fi no all’ultimo Achille, senza avvedersi del proprio tallone» (Sandro Filippini, “La Gazzetta dello Sport” 14/5/2009) • «Quando si è in quota, in arrampicata o fermi, e c’è un crepaccio che non si conosce a memoria e salti così, che Dio te la mandi buona - e a me e a Lino è successo nella discesa al buio, dopo aver colto l’ultima luce in cima -, insomma quando sei in difficoltà alla morte non ci pensi, non devi pensarci perché se è vero che la vita è il più bel dono di Dio e quindi è peccato mortale sciuparla, devi assolutamente pensare a dove e come mettere i piedi, a non farti prendere dall’angoscia che sollecita sciocca premura. Devi fare tutto come sempre, devi solo pensare a come e dove mettere i piedi e se finisci col culo nella neve vuol dire che quello è il posto giusto per rifiatare [...] Io dico ai ragazzi andate pure in montagna perché ti pulisce i pensieri e ti mantiene le gambe, cimentatevi, mettete sulla bilancia il rischio calcolato e dunque siate prudenti. Scalate ma attenti a non far della montagna roba da consumismo. Perché poi succede che la montagna s’arrabbia e diventa terribile [...] Un giorno presi uno scivolone e “qualcuno” mi fermò prima che finissi chissà dove e poi succede che mi arriva una lettera di mia madre che scriveva “lo sai che il tale giorno t’ho sentito in pericolo e ho pregato per te ma ora dalla tua lettera vedo che stai bene ma ad ogni buon conto la tua mamma veglia su di te, Achille”» (Igor Man, “La Stampa” 15/8/2003).