Masolino D’Amico, "La Stampa" 2/6/2003, pagina 27., 2 giugno 2003
Marcello Mastroianni «non si era mai sentito ufficialmente ricco; i suoi gusti personali erano sobri, i suoi migliori amici erano le maestranze sui set; la vita che faceva non gli consentiva di godersi veramente il lusso
Marcello Mastroianni «non si era mai sentito ufficialmente ricco; i suoi gusti personali erano sobri, i suoi migliori amici erano le maestranze sui set; la vita che faceva non gli consentiva di godersi veramente il lusso. Sì, buttava via quattrini in sciocchezze, in giocattoli, barche su cui non saliva, auto sfiziose (un taxi inglese per Castiglioncello) che poi non guidava. Le case gli piacevano perché aveva un vero talento di arredatore, adorava ristrutturarle e curarne i dettagli, ma poi non ci andava. Nato povero, si vergognava dei soldi che aveva. Una volta mi raccontò dell’imbarazzo provato a Fiumicino, di ritorno dagli Usa, con un doganiere che gli chiedeva a che serviva un certo lavandino rotondo che si era comprato perché andava bene in un angolo di una certa villa. Lui aveva cominciato a spiegare serio serio perché aveva bisogno di un lavandino proprio così e che lo aveva potuto trovare solo in America, ma poi pensando allo stipendio del doganiere si era impappinato e non era riuscito a andare avanti».