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 2003  agosto 12 Martedì calendario

FERLAINO Corrado

FERLAINO Corrado Napoli 18 maggio 1931. Laureato in ingegneria e imprenditoria edile. È stato pilota automobilistico e produttore cinematografico. S’è sposato tre volte ed è padre di cinque figli È diventato presidente del Napoli il 18 gennaio ’69, dopo essere entrato in società nel ’67, rilevando una piccola quota azionaria dal presidente in carica, e suo amico, Roberto Fiore. Ferlaino approfitta dello scontro fra Fiore e Achille Lauro per schierarsi dalla parte del comandante che lo fa eleggere presidente. Fiore lo accuserà di «tradimento». Sotto la gestione di Ferlaino, che realizza il colpo più leggendario della storia della società acquistando Diego Armando Maradona, il Napoli ha conquistato due scudetti nell’87 e nel ’90, la coppa Italia nel ’76 e nell’87, la coppa di Lega italo-inglese nel ’77, la coppa Uefa nell’89 e la supercoppa italiana nel ’91. Due le retrocessioni in serie B: nel ’98 e nel 2001. Ha abbandonato per tre volte la guida del Napoli, restando però sempre l’azionista di maggioranza: per pochi mesi nel ’71 e nell’83, per quasi due anni tra il ’93 e il ’95. Resta il dirigente italiano con la maggiore anzianità di servizio. «Padre calabrese e madre milanese, discendente di una facoltosa famiglia di imprenditori edili, figlio unico, “viziato e prepotente”, come riferiscono i suoi amici d’infanzia. Vive agiatamente e può permettersi costosi “hobbies” giovanili. Diventa pilota automobilistico, guida abilmente anche potenti motoscafi e prende pure il brevetto di pilota d’aereo. Inevitabilmente, per tradizione familiare, s’iscrive alla facoltà d’ingegneria, laureandosi soltanto a 30 anni. Si tuffa anche nel cinema diventando socio di una casa di produzione, la Inducine, che sforna un paio di film. Nel frattempo, si sposa. Lui non ha ancora vent’anni, lei appena 15. La moglie si chiama Flora Punzo, è una ragazza di ottima famiglia che gli darà due figli, Giulio e Tiziana, ma che 30 anni più tardi lo trascinerà in tribunale, svelando retroscena boccacceschi della loro unione. Le donne rappresentano un capitolo importante nella sua burrascosa esistenza. Separatosi da Flora, si risposa con Patrizia Sardo. Dal matrimonio nascono altri due figli, Luca e Cristina. Ma non è finita. Ferlaino lascia anche la seconda moglie per unirsi a Patrizia Boldoni, che ha 20 anni meno di lui e che gli dà una figlia, Francesca. La testa incassata tra le spalle, apparentemente pigro e indolente, ma capace di sprigionare un’attività frenetica, inaccessibile sul piano umano, lo sguardo sfuggente che qualcuno ha definito “da cerbiatto impaurito” e che contrasta singolarmente con la sua riconosciuta astuzia, all’inizio degli anni ’60. Ferlaino mette a segno un colossale e chiacchierato affare, acquistando a prezzo stracciato un vasto terreno non edificabile, salvo ottenere poco dopo l’autorizzazione a costruire una sessantina di palazzoni. Appassionato di calcio sin da bambino e accanito tifoso del Napoli, mette piede nella società azzurra verso la fine del ’67, allorché l’amico Roberto Fiore, il presidente che ha sollevato entusiasmi con l’acquisto di Sivori e Altafini, gli cede una piccola quota azionaria. Ferlaino approfitta della “bagarre” fra Fiore e Achille Lauro per schierarsi dalla parte del vecchio comandante, che lo fa eleggere presidente il 18 gennaio ’69. “Traditore e bugiardo” è l’accusa lanciatagli dall’amareggiato Fiore. La prima stagione presidenziale di Ferlaino si conclude con un dignitoso sesto posto. Corrado si presenta per la prima volta all’hotel Gallia di Milano, all’epoca sede del calcio mercato, polarizzando l’attenzione su di sé. Scortato da una mezza dozzina di persone, affitta per due settimane una lussuosa suite, vola ogni giorno da Milano a Napoli e viceversa per tenere d’occhio i propri affari, offre pranzi e cene. Gli operatori calcistici non lo amano. Lo scomparso Bruno Passalacqua gi urla pubblicamente “buffone” dopo il fallimento della trattativa per il passaggio di Juliano dal Napoli al Milan. “Quando tratto con lui - confessa Giussy Farina, lo spregiudicato ex presidente di Vicenza e Milan - sto sempre con le spalle appoggiate al muro. Non si sa mai”. “Un giorno riuscirò a portare lo scudetto a Napoli” promette Corrado, che per quasi 30 anni si vanterà di aver sempre evitato al Napoli la retrocessione e che confida di considerarsi “l’ultimo dei Borboni”. Soltanto sfiorato nel ’75, in effetti lo scudetto arriva nell’87 e torna tre anni più tardi. È l’epoca di Maradona, il fuoriclasse argentino che soltanto l’ostinazione di Juliano, l’ex capitano diventato manager, riesce a strappare al Barcellona. Ma il vanto di Ferlaino sfuma nel ’98, allorché il Napoli inciampa nella stagione più vergognosa della sua storia, racimolando appena 14 punti e sprofondando in B dopo aver cambiato ben 4 allenatori e tre manager nel corso della stagione. Due campionati e una faticosa promozione targata Novellino. Poi una nuova retrocessione allontana sempre di più i tifosi da Ferlaino, che non è mai riuscito a stabilire un feeling con la città, che denuncia un paio di attentati dinamitardi alla sua bella villa in collina e che deve anche scontare qualche giorno di arresti domiciliari per una storia di tangenti. Dopo aver lasciato brevemente il Napoli agli amici Ettore Sacchi e Marino Brancaccio, Ferlaino si fa da parte più a lungo tra il ’93 e il ’95, cedendo la presidenza a Elenio Gallo. Quando torna in sella, la situazione economica del club è disastrosa e lui è strangolato dai debiti. La salvezza sembra profilarsi con lo sbarco a Napoli di Giorgio Corbelli, il re delle televendite, che salda parte dei debiti di Ferlaino verso le banche. Tra i due, che si dividono a metà la proprietà del club, le incomprensioni sono però subito frequenti, sino a sfociare in una rissosa ostilità. Sempre più osteggiato dai tifosi, che non amano nemmeno Corbelli, Ferlaino capisce che è ormai giunto il momento di uscire definitivamente dal Napoli» (Mario Gherarducci, “Corriere della Sera” 11/2/2002).