Varie, 12 agosto 2003
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Martin Markko
• Tartu (Estonia) 10 novembre 1975. Pilota di rally • «Ove Andersson lo aveva intuito subito: quel ragazzo con il collo lungo che appena scendeva dall’auto andava a rintanarsi sul furgoncino dell’assistenza ci sapeva fare. Era il 1997, Markko Martin, allora ventunenne, s’era presentato al via del Rally di Finlandia con una Celica non proprio di primo pelo e non se l’era cavata male. S’era fatto notare prima di alzare bandiera bianca con il cambio rotto infilando tempi interessanti. Tanto era bastato perché il vecchio manager svedese cominciasse a tenerlo d’occhio. Indirettamente, chiedendo ai responsabili del Toyota Team Swedish e a quelli della Grifone di dargli una mano. Più che un desiderio, un ordine. Seguito di tanto in tanto da qualche domanda buttata lì con noncuranza, giusto per capire che impressione lasciava ai meccanici. Le risposte lo rassicuravano: “Non pretende la luna, è educato, ha voglia di imparare”. Così, dopo averlo visto infilarsi un paio di volte in una Escort, gli fece sapere che per lui c’era pronta una Corolla World Rally Car. L’esperienza è merce preziosa nel Mondiale rally, non si trova al mercato. Da quando poi le ricognizioni sono limitate, per farsela ci vuole tempo. Bisogna saper aspettare. Andersson lo avrebbe fatto, se dal Giappone non gli fosse arrivato l’ordine di chiudere il reparto rally per cominciare a preparare l’arrivo della Casa in Formula 1. Il “signori si chiude” era arrivato quando Martin era in mezzo al guado: qualcosa di buono l’aveva già fatto, ma ancora non aveva vinto nulla. Fra quelli che sanno sempre tutto, c’era già chi sentenziava che avrebbe potuto diventare una buona seconda guida. Difatti David Richards alla Subaru aveva pensato a lui. Per portar borracce a Richard Burns, il predestinato, e magari pure a Petter Solberg. Una stagione da incubo. Finita bene, però. Con un contratto per correre con la Ford negli anni a venire. Un’altra scommessa di Malcolm Wilson che, per scovare chi ha il piede pesante davvero, ha un fiuto incredibile. “Markko aveva tutto quello che un giovane deve avere, ero certo che non mi avrebbe deluso”, dice il comandante delle operazioni del grande ovale blu nei rally. Giura di non aver mai avuto dubbi, neppure in Svezia, quando aveva stropicciato una Focus ancorprimadel via, nel collaudo dopo il trasporto. Fu l’unico errore prima di una lunga serie positiva. Una sequela di piazzamenti, prima della grande occasione soltanto sfiorata in Gran Bretagna: nel Galles, a un passo dalla fine, s’era fatto infilare da Solberg. Proprio sul più bello, aveva alzato un po’ il piede e addio vittoria. “È destinato a fare la parte dell’eterno piazzato”, affermavano i soliti coristi. Lui ascoltava e sottoscriveva, a chi gli diceva che in breve avrebbe cominciato a vincere rispondeva che era ancora troppo presto. E arrossiva. Arrossisce spesso Martin. Quando parla dell’Estonia, sempre. “È un piccolo Paese con grandi problemi”, ripete. Non si sente un eroe nazionale, neppure dopo la prima vittoria iridata in Grecia [...] “Anche il mio papà correva, questa passione me l’ha trasmessa lui”, sussurra. [...] “Non so per quanto andrò avanti a correre, mi piacerebbe fare qualcosa per migliorare le condizioni di vita dei miei connazionali”, confessa appena si spengono i riflettori su di lui» (Guido Rancati, “La Gazzetta dello Sport” 12/8/2003).