Varie, 12 agosto 2003
PARAVIDINO
PARAVIDINO Fausto Genova 15 giugno 1976. Attore • «Recita, scrive, fa regie e compare in fiction dove interpreta indifferentemente il ruolo di carabiniere (per L´ultima parola su Mediaset) o il cattivo (La squadra su RaiTre). [...] Ridacchia dell´elogio-definizione che immancabilmente gli riservano tutti: ”giovane”. ”Mi sembra un appellativo da pittore fiammingo. Un giorno avrò un figlio e sarà il figlio di Paravidino il Giovane. più complicato se mi trattano da consulente generazionale. Non me la sento di rappresentare tutti gli adolescenti, di riflettere i modi in cui parlano e pensano [...] Sono figlio di due medici. Ho iniziato a fare l´attore appena ho avuto qualcosa da dire, cioè subito, visto che sono logorroico. Sono passato per i burattini, per le recite a scuola, e poi sono entrato presto in una filodrammatica, La Soffitta, per relazionarmi con gente che faceva cultura con sacrificio. Da lì in parecchi siamo diventati professionisti. Vedi Jurij Ferrini, Franco Ravera. Io sono nato attore e spero di morirci. Ho iniziato a scrivere testi per avere, io e i miei amici, qualcosa di adatto a noi da interpretare. E faccio regie se non c´è nessun altro a farle, o se sono ritenuto il più adatto. Ma resto un attore che scrive o che dirige [...] La vita del teatrante-scrittore è stressante. Si fa tardi la sera, si leggono giornali, libri, si incontrano gli altri. Poi ci si stanca e si passa il giorno a fare solitari al computer. Poi ti accorgi che sono due anni che non scrivi una commedia, che sono tre mesi che non guadagni un euro, ti chiama la televisione, ti alzi alle sette e vai a lavorare come gli altri. E ti rilassi. [...] I miei migliori amici sono le persone con le quali vivo o ho vissuto. Ho l´abitudine di abitare le persone [...] Il mio corpo? Lui non dà fastidio a me, io ne do un po´ a lui, ma sopporta”» (Rodolfo Di Giammarco, ”la Repubblica 12/8/2003).