Varie, 10 agosto 2003
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Bieito Calixto
• Miranda de Ebro (Spagna) 2 novembre 1963. Drammaturgo. Regista • «In prima linea nella razza incontrollata e necessaria dei guastatori [...] s’accanisce a ridisegnare i classici sondandoli oltre i confini del "decente". Che si tratti di Verdi o Valle-Inclàm, di Shakespeare o di Mozart, organizza strategie scioccanti, da un Macbeth con panoramiche necrofile a un Don Giovanni ridondante di sesso, da un Ballo in maschera con i cospiratori in gabinetto a un Così fan tutte che cita Ultimo tango a Parigi. Impegnato con successo in Germania e in Gran Bretagna, è un provocatore sfrenato e disturbante della messa in scena. Da un lato è facile accusarlo di sensazionalismo; dall’altro non si può negare la coerenza interna dei suoi universi iperrealisti e visionari. Direttore artistico del Teatro Romea di Barcellona [...] ha firmato un Trovatore apocalittico e horror per Hannover, è approdato a Londra col suo Macbeth in spagnolo [...] “Cerco solo di far percepire al pubblico un’opera in modo nuovo. Studio l’autore e il contesto, provo a capire ciò che intendeva comunicare per calarne l’essenza nella vita odierna, la stessa degli spettatori che vedranno lo spettacolo, e che potranno esserne divertiti o disgustati, ma certo ci penseranno sopra. Forse rischio di sembrare moralista, ma il mio obiettivo è segnalare le malattie del nostro tempo: il vuoto spirituale e il materialismo che ha divorato tutto [...] Ho studiato in un collegio di gesuiti, nella piccola e freddissima città in cui sono nato, Miranda de Ebro. I gesuiti ti insegnano a pensare, anche se spesso, poi, prendi strade che trasgrediscono i loro precetti. La libertà risulta dall’allenamento intellettuale a cui ti sottopongono. Anche Bunuel fu educato dai gesuiti [...] Ho sempre amato l’arte e la musica: mia madre è cantante non professionista; mio padre, che lavorava nelle ferrovie, era coltissimo. Il suo humour nero mi ha segnato. In collegio ho studiato i classici della drammaturgia spagnola. Sono andato a Barcellona per fare l’Università e ho scoperto la lirica e il cinema. La mia prima regia è stata uno spettacolo di Zarzuela, che non è un genere di stupido folclore come si crede oggi: la deformazione risale agli anni di Franco, che ne fece uno strumento di propaganda fascista. La vera Zarzuela nasce dal pensiero socialista ed esprime la malinconia del proletariato. Cercai di ritrovare queste radici. Lo spettacolo piacque al direttore del Festival di Edimburgo e la mia carriera prese il via [...] Dicono che il mio modo di raccontare somigli ai film di Lars von Trier. In Comedias Barbaras c’è uno stupro. Gli spettatori non devono immaginarlo: devono vederlo in tempo reale: sei minuti. Insopportabile [...] Lavoro su autori per cui la violenza è importante. Prenda Verdi: fortissimo e ossessionato dalla morte, creatore di opere con trame terrificanti. Come Il Trovatore, che esprime devastazione, guerra e morte; come La Traviata, storia di una povera puttana. Sono convinto che la vera oscenità stia nel metterla in scena come fosse Via col vento [...] Naturale che ci sia sesso in Don Giovanni: il protagonista non pensa ad altro! Mozart dice che è un giovane risoluto. Perciò il suo sesso è esplicito e frettoloso, come quello dei giovani di oggi, che s’incontrano in discoteca e vestono Dolce e Gabbana. Ma più di questo, nel mio Don Giovanni, conta l’idea che l’inferno sia un’invenzione degli uomini e non ci sia alcun Dio, come dimostra il nostro mondo che si droga di piaceri vuoti per non pensare alla morte. Quanto ai water del Ballo, ho pensato alle congiure politiche, che in Spagna si fanno nei gabinetti del Congresso. L’immagine degli uomini in fila sui cessi ha un forte rapporto col surrealismo spagnolo e offre una visione ironica della politica, che nel mio paese è uno schifo, come da voi in Italia [...] Dire che Macbeth tratta dell’ambizione è ovvio. Come dire che Amleto parla del dubbio: altra ovvietà per studenti. Macbeth uccide per paura: di perdere il potere, la moglie, il controllo. Provoca una spirale di distruzione. La scena dell’uccisione della moglie e dei figli di Macduff dev’essere orribile: lunga e muta. Ammazza i bambini e la madre, poi prende un caffè e tocca il corpo di lei in modo erotico. Mostruoso, come chiede Shakespeare [...] Mi piacciono Las Meninas di Velasquez e anche Las Meninas di Picasso. Il mio lavoro è ricreare: così faceva anche Lorca quando montava regie. In arte non c’è spazio per il pregiudizio”» (Leonetta Bentivoglio. “la Repubblica” 9/8/2003).