Richard Newbury, "Corriere della Sera" 7/8/2003, pagina14., 7 agosto 2003
«Chi si lascia incatenare da un legame è perduto»: ecco il motto rubato a Joseph Conrad da Graham Greene, il giornalista diventato scrittore che trasformò il paesaggio equivoco di Wasteland (La terra desolata) di T
«Chi si lascia incatenare da un legame è perduto»: ecco il motto rubato a Joseph Conrad da Graham Greene, il giornalista diventato scrittore che trasformò il paesaggio equivoco di Wasteland (La terra desolata) di T. S. Eliot nello sfondo per romanzi thriller che hanno esplorato le ambiguità morali degli individui, e delle ideologie. Così Greene ha dato alla luce quel limbo che ora chiamiamo «Greeneland». Il caso del suo Il Potere e la Gloria, sull’ultimo prete che riuscì a sopravvivere - e a peccare - nel Messico che aveva sradicato la Chiesa, è tipico: quel romanzo venne condannato dal Sant’Uffizio per essere poi lodato da papa Giovanni XXIII. I romanzi di Greene hanno innalzato il thriller alla forma d’arte sempre immaginata da Eliot e, tra le righe, ci raccontano che questo scrittore notoriamente filorusso e antioccidentale, amico del Torrijos di Incontro con il Generale, di Fidel Castro, Noriega e i sandinisti, era anche l’uomo che chiamava l’MI6, il servizio segreto britannico, «la migliore agenzia di viaggi al mondo». Un’agenzia che lo ha spedito durante la guerra - come agente 59200 - a Freetown, in Sierra Leone, a spiare le forze nemiche della Francia di Vichy nell’Africa occidentale e a monitorare la minaccia degli U-boat nel punto più stretto dell’Atlantico; lì Greene ebbe l’ispirazione per Il nocciolo della questione. Il dopoguerra lo ha portato, nel 1948, a Praga durante la lavorazione a Vienna del Terzo uomo, in Vietnam tra il 1951 e il 1954 per L’americano tranquillo, nel 1957 in Unione Sovietica e in Cina, e a Cuba, prima e dopo l’avvento di Castro, per Il nostro uomo all’Avana, nel quale Greene si prende gioco dei servizi segreti britannici perché credono all’esistenza delle basi missilistiche inventate dal loro agente. Ma durante la guerra, alle dipendenze di Kim Philby nel controspionaggio, lo stesso Greene era riuscito a ingannare in modo spettacolare l’Abwehr, i servizi segreti tedeschi, facendoli diventare matti dietro a una falsa rete di 27 agenti coordinati da Juan Pajul Garcia «Garbo» a Lisbona. Nel 1944, piuttosto che lasciare il suo amico e capo Kim Philby, da lui stesso considerato sospetto, Greene «dette le dimissioni» dall’MI6. Dopo il volo nel 1958 di Philby a Mosca, Greene scrisse l’introduzione dell’apologia di Philby La mia guerra segreta, difendendo le «virtù» del tradimento di Kim. Nel 1967 comunque aveva scritto Il fattore umano su una «talpa» che passa dalla parte dei sovietici per fare il triplo gioco. Il romanzo non venne pubblicato fino al 1978, quando divenne il suo maggior successo commerciale. Greene aveva già scritto altri romanzi di propaganda, ma questo doveva aumentare i sospetti del Kgb su Philby o si trattava ormai della verità codificata? Greene visitò il suo vecchio e stimato collega quattro volte tra il 1966 e il 1988. «Abbiamo semplicemente cenato insieme, in privato. Sono andato da solo nel suo appartamento, ma non dirò nient’altro a questo proposito». Greene sosteneva di mettere la sua vita tutta nei suoi libri e pretendeva di avere una sola virtù: la slealtà. Il mestiere di spia, naturalmente, Greene ce l’aveva nei geni. Il suo cugino primo spiava per Hitler e Franco, suo fratello Hugh spiava per l’MI6 mentre faceva il corrispondente del Times a Berlino, la cugina con la quale per oscure ragioni era andato in Liberia divenne la Contessa Strachlwitz, sposata a uno dei cospiratori di Stauffenberg, e fornì informazioni sul complotto di luglio per uccidere Hitler, mentre sua sorella era segretaria di «C», il capo dell’MI6, e reclutò Graham senza sapere che Graham sin dai tempi di Oxford aveva combinato giornalismo e spionaggio attivo a favore di chiunque, usando le capacità di sopravvivenza e ambivalenza affinate in gioventù per non venire sopraffatto dai compagni di scuola pur essendo il figlio dell’odiato preside del collegio. In effetti, prima di cominciare la carriera al Times, a Oxford Greene aveva cominciato come direttore dell’Oxford Outlook, un giornale studentesco che navigava in cattive acque finanziarie. Così Greene scrisse al Conte Bernstorff, primo segretario dell’ambasciata tedesca, chiedendo soldi per scrivere un articolo critico sulla Germania occupata dai francesi, e per spiare su di loro. (Aveva avanzato offerte simili anche per spiare contro gli inglesi, a favore dello Stato libero di Irlanda appena fondato). Poi si diede una copertura giornalistica contattando Il patriota, giornale filofrancese di estrema destra vicino ai separatisti del Palatinato, offrendosi di fare il loro corrispondente accreditato nella Renania. Poi scrisse al governo francese per avere una lista di leader separatisti da intervistare e per avere istruzioni ufficiali da dare loro. A quel punto poteva vendere quest’ informazione a Bernstorff; o, naturalmente, assecondare la sua «virtù della slealtà» passando dalla parte dei francesi; o fare entrambe le cose. Nel 1925, nel suo ultimo anno a Oxford, Greene entrò in gran segreto nel minuscolo partito comunista britannico, come i «cinque di Cambridge» (Burgess, Philby, Blunts, Cross, Maclean) avrebbero fatto nel decennio successivo. Che cosa accadde quando si presentò come delegato fraterno al congresso di Parigi, quel Natale, non lo sappiamo, e Greene in seguito ammise di essere un membro del partito solo a partire dal 1926. Del resto le ragioni del suo viaggio in Estonia nel 1934, dove diventò amico dell’uomo che dirigeva lo spionaggio verso l’Unione sovietica per l’MI6, rimangono altrettanto oscure, assieme a molti altri aspetti della vita di questo maestro dell’inganno. Proprio come accade con il suo eroe, Kim Philby. Le relazioni sentimentali di Greene, la sua sessualità e la sua fede non fanno che confermare questo gusto della doppiezza. Greene divenne un «cattolico ateo» per sposare la cattolica convertita Valerie, ma poi si dedicò a una serie continua di adulteri - con la sua figlioccia Catherine Walston cercò di «fare l’amore dietro ogni altare d’Italia» - senza rinunciare a «infangarsi» con le prostitute e, sia pure in modo più discreto, con alcuni giovani ragazzi nella sua villa di Anacapri. Per George Orwell, altro acuto cronista di quest’epoca ambivalente, dotato di un occhio di falco quando si tratta di individuare le spie, Greene «sembra abbracciare l’idea, messa in giro da Baudelaire e mai scomparsa, che c’è qualcosa di piuttosto chic nell’essere dannati; l’inferno è una specie di nightclub di alta classe e l’ingresso è riservato ai cattolici».