Varie, 8 agosto 2003
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VAN DEN HEEDE Jean-Luc Amiens (Francia) 8 giugno 1945 • «Se fosse italiano, l´avrebbero scelto per gli spot del capitano dei bastoncini di pesce, alto uno e novanta, cento chili, manone-palanche, cappellaccio nord-ovest e barba bianca che fa tanto pescatore bretone
VAN DEN HEEDE Jean-Luc Amiens (Francia) 8 giugno 1945 • «Se fosse italiano, l´avrebbero scelto per gli spot del capitano dei bastoncini di pesce, alto uno e novanta, cento chili, manone-palanche, cappellaccio nord-ovest e barba bianca che fa tanto pescatore bretone. E invece è nato ad Amiens, la città gotica e senza mare di Jules Verne, andava in barchetta sui canali artificiali, e nella sua prima vita era maestro di matematica nelle scuole per bambini in difficoltà, gli stessi che ora tutte le volte che il loro ex prof riparte per qualche folle avventura a vela nel grande blu degli oceani, si piazzano in banchina e gli fanno un tifo commovente. Due figli, molte donne, e una barca d´alluminio rinforzato lunga 26 metri chiamata "Adrien" come un armatore di pescherecci oceanici suo amico e sponsor, per la terza volta in due anni, dopo un quasi naufragio a Capo Horn e la rottura dell´albero alla latitudine dei "Cinquanta urlanti", ai primi di ottobre 2003 ripartirà ancora, testardo, nell´impresa più folle nei devoti delle corse oceaniche, per il record più difficile dei già non agevoli giri del mondo a vela in solitario e senza scalo: correrà per il "Global tour challenge" contro vento e contro mare, dunque il giro da est a ovest, tagliando per primo Capo Horn e non il Capo di Buona Speranza, col vento che tira sempre in faccia, le onde a muraglia che si rovesciano addosso e i frangenti che si scalano barca contro onda, che spingono furiosamente indietro e non si possono cavalcare a poppa. Bisogna rimontare, vietato lasciarsi trasportare. l´Everest versante nord degli oceani, un trofeo che prima di Van Den Heede solo altri tre navigatori hanno tentato di agguantare: Chay Blyth, nel ´70, che terminò il giro in 292 giorni, Mike Golding, nel ´94, in 161 giorni e Philippe Monnet che, nel 2000, chiuse a 151 giorni, descritti però così: ”Ho passato tre giorni gradevoli e 148 d´inferno”. un giro del mondo "contromano", sempre di bolina, sempre la barca paurosamente sbandata, con un percorso complessivo che equivale al doppio di quello lungo la rotta opposta, dove si corrono le varie Around Alone, Vendée o Whitbread, che pure non sono gite da diporto. Lui, Van Den Heede, per i francesi è come il gigante buono, ”Libération” segue ogni refolo delle sue peripezie, ed è molto piaciuto ai suoi fan della costa apprendere che, al largo della Tasmania, quando nel gennaio 2003 ha fracassato l´albero durante l´ennesima tempesta a latitudini ghiacciate, ha rifiutato i soccorsi e ha raggiunto terra con una veletta di fortuna. Poi si è arrangiato per costruirne uno nuovo, saldando fra loro tubi per il riscaldamento. Lo ha battezzato "il mio albero-spaghetti", perché si torceva su se stesso ma a maggio lo ha riportato a casa, in porto alle Sable d´Olonne, accolto come un dio ritrovato. un tipo così. Somiglia a un orso e tiene molto alla sua fisicità animalesca. Dice che ”in certe situazioni, per sopravvivere è assai utile sentirsi più bestia che uomo”» (Simona Casalini, ”la Repubblica” 7/8/2003).