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 2003  agosto 08 Venerdì calendario

Marinho Roberto

• . Nato a Rio de Janeiro (Brasile) il 3 dicembre 1904, morto a San Paolo (Brasile) il 6 agosto 2003. Creatore di Rede Globo, uno dei grandi imperi mondiali dei media, il più grande dell´America latina. «’Nessun brasiliano, nel corso del ventesimo secolo, ha cumulato tanto potere quanto lui” ha scritto la ”Folha”, il maggior quotidiano del paese, suo diretto concorrente. [...] L’uomo che ha finito per incarnare gli anni bui della dittatura militare, diventandone il simbolo visibile, assai più delle pallide figure di generali di cui si faceva portavoce [...] I tempi in cui nelle manifestazioni si scandiva ”Il popolo non è tonto, abbasso Rede Globo”, sono passati. [...] Globo è, con la messicana Televisa, la regina delle telenovelas, il simbolo della tv d´evasione, ma anche la prima e più importante alternativa internazionale all´egemonia mondiale della produzione made in Usa. Dall´alto della sua massiccia villa, in cima ai colli di Rio, che non ha mai voluto abbandonare, nonostante a lambire i suoi muri bianchi si espandesse, negli anni, il mondo di miseria e di violenza di una delle più vaste favelas brasiliane, Roberto Marinho è stato uno dei grandi corsari della tv mondiale. Come il suo omologo Emil Azcarraga di Televisa, e altri altrove, spesso definiti ”i padrini delle tv”, ha costruito un impero che, oggi, rastrella il 77 per cento degli incassi pubblicitari televisivi del Brasile e una audience media del 54 per cento, con una programmazione mirata ai gusti facili del grande pubblico e un uso spregiudicato, a fini politici, dei suoi notiziari, in cambio di tangibili favori per il suo gruppo. Editore del quotidiano Globo fa il grande salto negli anni ´60, con la tv. Marinho ha già avuto due concessioni televisive locali dagli ultimi presidenti democratici, ma solo il golpe dei generali, che appoggia con decisione, gli consente di sbaragliare la concorrenza. Ha bisogno dei soldi per rastrellare tv locali, con cui crearsi una audience nazionale. Li trova associandosi con il gruppo americano di Time-Life. La Costituzione non consente investimenti esteri nei media. Una commissione parlamentare sconfessa l´accordo, ma il presidente della Repubblica gli dà ugualmente via libera. Marinho ripaga con telegiornali appiattiti sulle esigenze della dittatura: scompare il notiziario politico, quello economico decanta i ”miracoli” del boom brasiliano. ”Tutte le sere, quando mi siedo a vedere il telegiornale - dichiara nel 1972 il presidente-dittatore Emilio Medici - mi sento contento. Perché, nel tg di Tv Globo, il mondo è un caos e il Brasile sta in pace”. Questo tipo di tv non cambia, neanche negli anni della transizione democratica. Ancora nel 1989, Marinho non esita ad intervenire pesantemente sui suoi tg. Globo trasmette in diretta l´ultimo dibattito prima del voto, fra Fernando Collor de Mello e Lula. Marinho si accorge che Lula è uscito molto meglio dalla discussione. Preme sul direttore del tg perché, nel notiziario, rimonti il materiale, facendo apparire Collor il vincitore. Lula rimprovererà più di una volta a Marinho di avergli fatto perdere le elezioni. La polemica e, soprattutto, la disastrosa conclusione della presidenza Collor, alla fine identificato con Globo, finiranno per screditare questo tipo di stampa e favorire l´emarginazione del patriarca, ormai novantenne, dalla conduzione quotidiana del gruppo, che, dalla metà degli anni ´90, si è aperto ad un giornalismo meno politicamente orchestrato» (Maurizio Ricci, ”la Repubblica” 8/8/2003). «Per lui definirsi solo un giornalista era un vezzo. La sua visione del Brasile, dell’informazione e dell’intrattenimento hanno segnato la vita politica e il costume di questo grande Paese per buona parte del Novecento, se si pensa che il principale quotidiano di Rio de Janeiro era nelle sue mani già nel 1925. [...] Pur non nascondendo le sue idee politiche, Marinho nega di voler condizionare gli elettori, trincerandosi dietro la sua missione di giornalista e divulgatore della cultura popolare brasiliana. I numeri non gli d anno torto: l’influenza della rete Globo è dovuta alla sua ubiquità - a volte, durante il prime time 3 televisori brasiliani su 4 sono sintonizzati sullo stesso canale - e l’audience Marinho se l’è conquistata con la capacità di capire i gusti di un Paese complesso, drammaticamente frastagliato per reddito e livello di istruzione. [...] Con l’Italia Marinho ebbe uno sfortunato idillio, l’avventura di Telemontecarlo che acquistò nel 1985 grazie ai buoni uffici della Dc. Era la sua prima sfida fuori dal Brasile e resterà anche l’ultima. La concorrenza alla Rai non funzionò e Marinho perse un mucchio di quattrini, condividendo prima l’onere dell’impresa con il gruppo Ferruzzi e poi uscendone definitivamente, nel 1994. L’aveva fatto anche per ragioni affettive, disse all’ epoca, perché sua madre era italiana. Si chiamava Francesca Pisani e veniva da Salerno. In qualche modo Marinho aveva già conquistato il mondo. L’aveva fatto con la telenovela, uno dei maggiori prodotti di esportazione del Brasile, che aiutò a far nascere sino a renderla oggi il prodotto più sofisticato della drammaturgia latinoamericana. Ancora oggi la vita dei brasiliani è scandita dall’ appuntamento con la novela delle otto, uno dei programmi tv - visti i numeri - più seguiti della Terra, senza considerare che il prodotto è poi venduto in decine di Paesi all’ estero. Dopo gli anni di Sonia Braga e della schiava Isaura, con le trasposizioni dei romanzi di Jorge Amado, oggi la Globo preferisce imbottire i suoi sceneggiati di temi sociali, dalla violenza alla droga, dal razzismo all’etica del lavoro, senza tralasciare ovviamente gli intrecci amorosi. Nel corso degli ultimi anni i sondaggi hanno dimostrato come la percezione positiva o negativa dei brasiliani su alcuni temi e categorie sociali dipende strettamente dall’immagine trasmessa dalla ”novela das oito”. Allo stesso tempo i tre figli ed eredi di Roberto Marinho hanno cercato di sganciare l’impero dagli interessi politici ed economici serviti per tanto tempo. Anche perché il colosso non sta benissimo finanziariamente ed essere contro il potere è una opzione sconosciuta alla tradizione della famiglia» (Rocco Cotroneo, ”Corriere della Sera” 8/8/2003).