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 2003  agosto 07 Giovedì calendario

CORRIERI

CORRIERI Giovanni Messina 7 febbraio 1920. Ex ciclista. Il suo nome entra nella storia del ciclismo come fedelissimo di Gino Bartali. Velocista di buona levatura e cacciatore di traguardi volanti, è stato a fianco di Ginettaccio dal 1948 al 1954. In 10 anni di professionismo, ha ottenuto 23 vittorie, fra cui 7 tappe al Giro d’Italia (la prima fu la Pescara-Cesenatico del ’47), tre al Tour de France, una al Giro di Germania, Svizzera e Belgio, il Giro di Reggio Calabria nel 1945, la Sassari-Cagliari nel 1952. Un giorno in maglia rosa. «’Gino mi disse: ’Oh che stai a fare qui? Va’ via’. Io mi preoccupavo per lui, non volevo lasciarlo solo: se fosse successo qualcosa, me ne sarei vergognato per sempre. ’Oh che sei ancora qui?’, insistette Gino. Non volevo che si arrabbiasse, e me ne andai. Steso piatto sul manubrio, stretti i cinghietti e soprattutto i denti, pedalai a tutta, e dopo un po’ li riacchiappai. Erano cinque o sei in fuga: volti stanchi, nasi affilati, guance scavate. Quando mi videro piombare su di loro, nascosero la loro felicità. Entrammo in Metz, viale d’arrivo, volata lunga, vittoria facile. Poi mazzo di fiori, baci di due donne, per di più belle, ma la festa era sempre per Gino: era il Giro di Francia del 1948, 10 anni dopo quello che lui aveva già conquistato, e portava ancora la maglia gialla, aveva già vinto sei tappe, e avrebbe vinto anche la settima. Era il pio Gino, il Gino nazionale, il Gino d’Italia. Erano i giorni dell’attentato a Palmiro Togliatti, e della telefonata di Alcide DeGasperi a Gino”.Ed era il primo anno in cui Giovanni Corrieri divideva squadra, maglia, camera e a volte anche il letto con Gino Bartali. ”Ci conoscevamo, ci allenavamo insieme, ma lui era Bartali, il capitano della Legnano, e io un siciliano emigrato in Toscana, che correva per la Viscontea. Un giorno, fine 1947, con Aldo Bini si andò a Milano per firmare i contratti: lui con la Benotto, io con la Viscontea. Ma Bini volle fermarsi alla Legnano, che era ancora la sua squadra. ’Torno subito’, midisse. Lo aspettai in macchina. Scese dopo una mezz’oretta: ’Vieni su un attimo’. E su, a tradimento: ’Vuoi correre con Gino?’. ’Ma sono in parola con la Viscontea’, balbettai. Feci un salto alla Viscontea: ’Se vuoi andare con Gino’, mi tranquillizzarono, ’ vai con Gino’”.Sette anni di matrimonio, senza crisi. ”Non dovevo fare altro che stare accanto a Gino. I primi chilometri di corsa era un disastro: rimaneva in coda al gruppo, quando tirava vento spariva e dovevo recuperarlo e riportarlo fuori e mi faceva fare una vita da rospo, però dopo due ore gli entrava in circolazione il sangue e lo fermava solo il traguardo. Gli stavo accanto a tavola: mangiava, beveva, parlava. Gli stavo accanto nelle chiese e nei santuari, dove anch’io ci andavo volentieri, anche se non ero bacchettone. Gli stavo accanto a letto: Gino fumava e parlava, ragionava ad alta voce, mi doveva raccontare la corsa, poi s’interrompeva, ’Oh che tu dormi?’, ’ Ma no, figurati’, allora ricominciava, finché lo pregavo di smetterla. A lui bastavano due ore di sonno e il giorno dopo era come nuovo, a me ce ne volevano almeno sei o sette se no il giorno dopo ero uno straccio”.L’ultima tappa di quel Tour era la Roubaix-Parigi, 286 km. ”Dovevo guardare a vista Lucien Teisseire, che era in classifica. Scapparono in una decina: dentro Teisseire, dentro anch’io. Teisseire scatenato, io dietro, al gancio, e gli altri, a uno a uno, che si staccavano. Ultima salitella prima di Parigi: l’avevo già fatta, la conoscevo, non potevo mollare. Teisseire tirava come un dannato, e io dietro a occhi chiusi. In cima Teisseire mise il rapportone, e io pure. Allora Teisseire: ’Io vinco, tu prendi il premio’. Scossi la testa: ’No, grazie’. Precipitammo nel Parco dei Principi: 50mila spettatori, un boato, gli presi 20 metri e vinsi”.Mazzo di fiori, baci di due donne, per di più belle, ma anche stavolta la festa fu tutta per Gino. ”Gino maglia gialla e primo nei gran premi della montagna, Italia prima nel Gran premio delle nazioni, che poi sarebbe la classifica asquadre, 11 tappe vinte, sette Gino, due io, una Vincenzo Rossello e una Gino Sciardis. Tanti di quei giri d’onore da far venire il mal di testa. E alla fine Vittorio Magni premiato come migliore giovane. Ma non era vero. Pensavano che lui fosse del 1928 e avesse 20 anni, invece era del 1918 e di anni ne aveva già 30. Ma non resistette alla tentazione, fece finta di niente e si beccò l’applauso più lungo della sua vita”.Corrieri non tornò subito a casa. ”Gino e io si rimase un mese in Francia e in Belgio, per le riunioni. Di notte si viaggiava, di giorno si correva. Di notte in macchina, Gino che guidava, mangiava, parlava, chiedeva ’Oh che me l’accendi una sigarettina?’, meglio se americana, io che cercavo di dormire, Gino che s’interrompeva, ’Oh che tu dormi?’, ’ Ma no, figurati, per carità’, Gino che ricominciava, finché lo pregavo di smetterla. Non era mai stanco: gli bastava chiudere gli occhi 10 minuti, e ripartiva come nuovo”» (Marco Pastonesi, ”La Gazzetta dello Sport” 1/7/2003).