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 2003  agosto 07 Giovedì calendario

CARREA

CARREA Andrea Gavi (Alessandria) 14 agosto 1924. Ex ciclista. Professionista dal ”49 con la Bianchi di Fausto Coppi, ha corso fino al ”58. Ha partecipato a otto Giri d’Italia (dal ”49 al ”56) e a due Tour de France (’51 e ”52). Ha vinto, fra l’altro, la Torino-Biella nel ”50, il criterium di Vallonia nel ”52, una cronosquadre del Gran premio del Mediterraneo nel ”52. Ha indossato la maglia bianca nel Giro d’Italia ”49 e quella gialla nel Tour de France ”52. «Un fisico incrociato con un orso: resistente, irresistibile. Un naso allegro come una salita, se però si hanno le gambe. E una erre rotonda, arrotata, eroica. Andrea Carrea, ma chi lo conosce lo chiama Sandrino, gregario di Fausto Coppi, per un giorno maglia gialla al Tour de France. ” il ”52 e il Tour de France si corre con le squadre nazionali. Aria di bufera, perché Coppi e Bartali vogliono essere i capitani. Anche se, d’altronde. Questo qua, Coppi, ha trionfato nel Tour nel ”49 e ha appena vinto il Giro; quello là, Bartali, di Tour ne ha conquistati addirittura due, nel ”38 e nel ”48. Allora Alfredo Binda è costretto a intervenire, e fa un terzo capitano: FiorenzoMagni. E attorno a loro tre costruisce anche la squadra: Milano, Crippa e io per questo qua, Baroni, Bresci e Corrieri per quello là, Franchi, Martini e Pezzi per Magni. Tutti vogliamo correre il Tour, perché tutti abbiamo bisogno di quei soldi: un bel tot, uguale, fisso. Anche se, d’altronde. Noi quattro partiamo da Milano, vagone-letto per Parigi, poi altro treno da Parigi a Brest. Pronti via, tutti i giorni una battaglia. Alla quinta tappa Fausto arriva secondo, alla sesta Magni indossa la maglia gialla, alla settima Fausto vince la crono e Magni perde la maglia, all’ottava Magni si riprende la maglia, alla nona si arriva a Losanna e va via una fuga. Dico a Fausto: ”Sono in una trentina e neanche un italiano dentro’. E lui zitto, perché la maglia ce l’ha Magni. All’ultimo ci provo e m’infilo, ciprova anche Martini, ma fora e addio. A un certo punto chiedo a Walter Diggelmann, svizzero, quanto manca. E lui: ”Ancora 15 chilometri’. Parlava cinque lingue perché aveva cinque donne: una francese, una tedesca, una svizzera, una belga e una italiana. Invece all’improvviso si entra in un trotter, volata, vince quel disgraziato di Diggelmann e io nono. Ma se anche l’avessi saputo, sarebbe cambiato ben poco. Giro la bici, vado in albergo, entro nella vasca da bagno e m’insapono quando arriva la Celere, salgono i gendarmi, mi faccio un rapido esame di coscienza e mi giudico colpevole di furto aggravato, perché sono entrato in un bar e ho preso da bere tralasciando di pagare. Invece Fiorenzo Crippa, mio compagno di stanza, mi fa: ”Orcucàn, sei maglia gialla’. Allora esco dalla vasca e vado al traguardo, ma non c’è più nessuno, però la maglia gialla me la danno lo stesso, e così piango un po’. Bella, la maglia gialla, e gialla veramente. Torno in albergo e, tutti a tavola, si fa una mezza festa. Questo qua è contento perché sono uno dei suoi e mi vuole bene, anche quello là è contento perché la maglia non ce l’ha questo qua, il meno contento è Magni che aveva la maglia e non ce l’ha più, però non dice niente. In camera stendo la maglia gialla sulla sedia, poi entra Biagio Cavanna, il massaggiatore e scopritore di Fausto, e anche mio, e la maglia gialla se la liscia con le mani, e se la respira con il naso e gli occhi. Perché Cavanna era cieco, ma la verità è che ci vedeva più di noi tutti messi insieme. Poi mi addormento e faccio un sogno. Anzi due: che tengo la maglia gialla e che mi faccio una gran mangiata di pesce. La mattina dopo, alla partenza, si fa un po’ di cerimonia, e Fausto si raccomanda: ”Non andare a prenderli tutti, se no salti per aria’. il giorno in cui si arriva all’Alpe d’Huez, una mulattiera a tornanti. Adesso, a ogni tornante, c’è il nome di un campione. Allora, a ogni tornante, vedevi la Madonna in persona. Robic incendia la corsa, Coppi e Geminiani, francese ma della Bianchi, lo inseguono, Geminiani scoppia, Robic resiste, ma poco, Fausto vince la tappa, secondo Robic, terzo Ockers, quinto io, che se non mi cade la catena a 200 metri dall’arrivo, e se Pinella e Cavanna non rimangono senza benzina e per questo non possono darmi il permesso di tirare, non perdo la maglia gialla per soli 5 secondi. Però la maglia va a Fausto, e allora è un po’ come se ce l’abbia ancora io. Un po’, ho detto”. A Parigi Coppi è primo, Bartali terzo, Magni sesto e Carrea nono, l’Italia prima nella classifica a squadre, Coppi primo nei gran premi della montagna. ”E nessun corridore italiano ritirato. Binda ci tiene anche a questo. Crippa, per non mollare, quasi muore di peritonite. E quando vengo a sapere che prende meno soldi di me, gliene do di tasca mia. Comunque un trionfo. Festa e fiori, poi di corsa in stazione, con il numero ancora sulla schiena, treno per Milano, in seconda classe per fare la cresta sul biglietto di prima. Perché risparmiare era più facile che guadagnare”» (Marco Pastonesi, ”La Gazzetta dello Sport” 3/7/2003).