Varie, 7 agosto 2003
CAFISO
CAFISO Francesco Vittoria (Ragusa) 24 maggio 1989. Sassofonista • «[…] uno dei talenti più precoci nella storia del jazz, che a soli quindici anni può già vantare una serie di esperienze con musicisti di fama internazionale. Il ragazzo di Vittoria, provincia di Ragusa, si è esibito al fianco di Stefano Bagnoli alla batteria, Aldo Zunino al contrabbasso e Riccardo Arrighini al pianoforte, jazzisti tra i più brillanti in Italia. Nonostante la giovanissima età, Francesco non ha timori reverenziali verso alcuno: ” stato il grande trombettista di New Orleans Wynton Marsalis che, dopo avermi ascoltato al Pescara Festival Jazz nel 2002, mi ha voluto al suo fianco l’anno dopo nel suo tour europeo - racconta Cafiso - passare un mese al suo fianco è stato più formativo che trascorrere anni di studio a Berkeley o al Blue Lake Fine Arts Camp. Mi ha trattato sempre come un adulto, non come un fenomeno, cosa che mi avrebbe potuto creare grande imbarazzo. Ha poi rinnovato il rispetto che nutre per me come musicista offrendomi la possibilità di suonare a New York al Lincoln Center e in club prestigiosi come il BB King e l’Iridium e a New Orleans, la culla del jazz, dove ho incontrato artisti come Ellis e Jason Marsalis, Thadeus Richard, Maurice Brown, Steve Armstrong. Suonare con questi mostri sacri è un’emozione unica, ma soprattutto permette di sviluppare straordinariamente la capacità di dialogo tra strumenti, che è poi il segreto per diventare un buon jazzista”. L’incredibile favola di Francesco Cafiso inizia all’età di sette anni, quando alla radio scopre il jazz. la sua musica: la conferma arriva quando, imbracciato il sax, inizia a suonare standard. ”Non mi sento diverso dai miei coetanei - confessa - al limite un po’ più fortunato perché oltre alla musica che si sente su Mtv, io amo anche il jazz. Mi gratifica, è un suono che mi sento dentro. Ora la cosa più difficile è volere e dover migliorare sempre di più. Ma sono sereno, devo dir grazie per questo ai miei genitori che mi seguono: mi hanno aiutato a trovare un giusto equilibrio che mi fa sentire studente liceale e allo stesso tempo musicista”. Insomma, tanto successo e la pioggia di riconoscimenti internazionali ricevuti non lo spaventa più di tanto né gli crea aspettative eccessive, obbligandolo a bruciare le tappe. […]» (’La Stampa” 8/3/2005). «La prima volta che ha preso un sax non riusciva neanche a tenerlo in mano. Il suo maestro cercò di convincerlo a cambiare idea, ”che so, il sax soprano ricurvo, che è più piccolo, così almeno le dita possono raggiungere i tasti”. Ma lui niente, ”io volevo proprio quello che avevo sentito alla radio”, il sax contralto di Phil Woods e Charlie Parker. E quello iniziò a suonare. A sette anni. A 14 anni dall’alto del suo metro e mezzo soffia nel sax sul palco insieme con Wynton Marsalis e la sua band nei jazz club di tutta Europa. […] ”Quando Wynton mi ha sentito, è rimasto a bocca aperta e mi ha chiesto di andare con lui in America, ma io avevo la scuola” […] Il ragazzino di Vittoria (Ragusa) apre la trentesima edizione di Pescara Jazz con l’Orchestra Jazz del Mediterraneo. Dopo di lui, suona la Lincoln Center Jazz Orchestra, quella di Wynton, appunto. ”Non ho mai sentito nessuno suonare jazz come lui alla sua età, mai”, ricorda Marsalis. E proprio quella sera, in un fuori programma, Wynton regala un bis al pubblico, ma anche a Francesco cui chiede di accompagnarlo con il suo sax. Ridacchia Cafiso, ”non ci potevo credere, ero contentissimo, avevo quasi paura”. Ma poi, preso il sax, ”ha iniziato a suonare come un professionista, come se avesse quarant’anni e non quattordici”, s’inorgoglisce il suo maestro di sempre, Carlo Cattano. stato lui a fargli vedere il primo contralto, a regalargli il primo cd jazz, ”era di Phil Woods”, a capire che ”era un bambino musicalissimo con una grande padronanza tecnica”. Anche perché Francesco, a differenza del suo ”papà musicale Wynton”, figlio del pianista Ellis Marsalis e fratello del sassofonista Branford, non arriva da una famiglia di musicisti. Il padre Angelo è agrotecnico, la madre Maria casalinga e il jazz lo hanno imparato dal figlio. ”Lui ci ha fatto ascoltare i primi dischi di blues”, dice orgoglioso Angelo Cafiso, sottolineando però che ”un po’ di solfeggio glielo avevo insegnato quando ancora non andava a scuola”. Ha iniziato facendo un po’ di scale, ”il – qua qua qua’” e poi nient’altro che blues e jazz, alla maniera di Charlie Parker e del suo preferito, Phil Woods, che omaggia nel suo primo cd First con ospite il sassofonista e compositore Pietro Tonolo. Già a sette anni e mezzo la prima volta sul palco, in un pub di Vittoria: ”Avevo così paura, mi veniva da piangere, sono stati papà e il maestro Carlo a dirmi: ”Non ti preoccupare, pensa che sei a casa e suoni il sax come fai sempre’”. Così fa adesso prima di salire su un palco davanti a centinaia di persone. Quando ha vinto il Premio Massimo Urbani e l’Euro Jazz di Lecco, e quando ha accompagnato musicisti italiani come Stefano Di Battista, Romano Mussolini, Pietro Tonolo, Nicola Giammarinaro, e internazionali come Bob Mintzer, George Gruntz, Maria Schneider, Kenny Weeler. […] ”All’inizio, molta gente viene a vedermi perché sono piccolo, poi se lo dimentica e ascolta solo la mia musica”» (Claudia Voltattorni, ”Corriere della Sera” 30/7/2003).