Varie, 7 agosto 2003
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BRANCA Vittore Savona 9 luglio 1913, Venezia 28 maggio 2004. Italianista. Studioso di Boccaccio • «Da studente (terzo anno di Normale a Pisa), si è visto pubblicare un lavoro per interessamento di Momigliano e di Gentile, il filosofo che ebbe per lui infinito affetto
BRANCA Vittore Savona 9 luglio 1913, Venezia 28 maggio 2004. Italianista. Studioso di Boccaccio • «Da studente (terzo anno di Normale a Pisa), si è visto pubblicare un lavoro per interessamento di Momigliano e di Gentile, il filosofo che ebbe per lui infinito affetto. Era sui cantari e sulle influenze che esercitarono sul primo Boccaccio. Croce gli scrisse. E di don Benedetto, più avanti, sarà anche ospite. Così come verrà accolto da Ortega y Gasset. [...] stato amico di scultori come Moore o Manzù, di pittori quali Severini o Rouault, di letterati come Mauriac o Prezzolini, di poeti quali Palazzeschi o Montale (con cui diresse una collana per Le Monnier). La prima sera che uscì a cena con Pound non lo riconobbe, ma poi si frequentarono sino a quando l’autore dei Cantos si spense a Venezia. A Parigi, all’inizio degli anni 50 – qui lavorava per l’Unesco e insegnava in Sorbona – si incontrava sovente con Camus e Claudel. A quest’ultimo commissionò un inno proprio per l’Unesco, che sarà finito da qualche parte ma che gli fu pagato a righe e in dollari. Del resto, l’autore de L’annonce faite a Marie era molto attento a questi particolari. Dopo essere stato amico di quattro papi e averne frequentato sei, dopo otto lauree honoris causa, Branca si è soprattutto dedicato a Boccaccio. Oltre ad aver collazionato i codici del Decameron, a lui si deve la pubblicazione di tutta l’opera del sommo narratore: la avviò nei compianti ”Classici Mondadori” nel 1964 e in questa collana la terminò nel ’99. Trentacinque anni che valgono per l’editoria due secoli, ché nel ’64 ci si vantava di questi libri e nel ’99 erano diventati un impiccio da editare con la ”copertura” di uno sponsor. Branca ce l’ha fatta. Da Einaudi è riuscito a pubblicare in tre grandi volumi anche il Boccaccio visualizzato (tutto quello che gli artis i hanno creato ispirandosi alle sue pagine). il caso di aggiungere che i mercanti scrittori sono entrati nelle storie della letteratura grazie a lui e che la prima edizione critica del Cantico di Frate Sole porta in calce la sua firma. Inoltre i suoi studi sull’umanesimo veneziano hanno portato alla scoperta della Centuria seconda dei miscellanea, un’opera incompiuta del Poliziano che egli aveva probabilmente con sé, sul letto di morte. Uno dei suoi meriti è stato anche di essersi battuto per mostrare come la letteratura italiana sia la terza sovranazionale, dopo la greca e la latina. Del resto, Umanesimo e Rinascimento sono entrati in ogni pagina scritta» (Armando Torno, ”Corriere della Sera” 9/7/2003). «Maestro della filologia, italianista fra i più noti nel mondo, ha un destino iscritto fin dalla nascita. nato [...] sotto il segno del Cancro, esattamente seicento anni dopo Giovanni Boccaccio, anche lui di luglio, anche lui del Cancro. ”E i nostri cognomi cominciano con la B e il mio secondo nome è Giovanni”, aggiunge. Boccaccio lo tiene impegnato dai giorni della tesi di laurea (Normale di Pisa, 1935), lo ha accompagnato per sette decenni e ancora oggi se in qualche biblioteca del mondo sbuca un frammento di Decameron è Branca che chiamano, gli mandano le fotografie, e lui le guarda, le analizza per bene e ne dà notizia in Studi sul Boccaccio, la rivista che dirige. [...] Nel fondo, però, scorre un filo rosso, quello di un´autobiografia politica e intellettuale: dall´insegnamento di Giovanni Gentile e Attilio Momigliano alla lotta partigiana nelle file cattoliche durante la liberazione di Firenze; dalla direzione, con Carlo Levi e Romano Bilenchi, della ”Nazione del Popolo”, alla fondazione de Il Ponte con Piero Calamandrei; dall´amicizia con De Gasperi - che lo voleva vicesegretario della Dc - all´impegno nei grandi organismi culturali, l´Unesco e la Fondazione Cini. [...] ”Non esiste una letteratura come forma pura, come intuizione istantanea. La letteratura è un divenire. Lo è persino la poesia, ma molto di più la prosa. E Boccaccio elabora instancabilmente, parola dopo parola: aggiusta la lingua, elimina incongruenze narrative, accresce il dileggio o lo spregio, il divertimento grottesco e polemico, ma soprattutto rende più evidente il carattere di epica mercantile del suo libro. [...] Con me Croce è sempre stato benevolo. Almeno da quando, nel ´36, gli mandai un mio lavoro su Boccaccio e i cantari. E sono d´accordo con Croce quando ritiene che senza critica la filologia è solo meccanica. Forse più di me giudicava meccanico Gianfranco Contini. [...] In quello scorcio di anni Trenta Gentile pativa l´angustia del suo sistema di pensiero. E avvertiva anche la crisi dell´estetica di cui era stato araldo con Croce. In fondo la Normale fu un laboratorio di grandi rinnovamenti metodologici e culturali. La filologia che per decenni era stata considerata una fatica bruta, una manovalanza necessaria, ma da iloti, ci appariva una disciplina al servizio del testo e della sua piena comprensione. E in questo furono decisivi gli insegnamenti di Mario Casella, che fu proprio Gentile a chiamare, di Alfredo Schiaffini, di Giorgio Pasquali e di altri ancora. [...] Un giorno un vicedirettore fece affiggere dei cartelli per spiegare come far funzionare le nuove macchine lavabiancheria. E noi aggiungemmo con un pennello che avrebbe fatto bene a lavare la sua camicia troppo nera. Successe un putiferio. Ma Gentile fece mostra di zelo punitivo per evitare che finissimo nelle mani della polizia. Mi chiamò, mi strigliò per due ore e poi mi fece espellere. Ma dal 30 giugno, cioè due giorni prima della chiusura estiva. E così alla ripresa dell´anno accademico fui riammesso. [...] Ho rintracciato alla Bibliothèque Nationale di Parigi un codice che risale al 1360. una versione del Decameron antecedente a quella definitiva e sicuramente autenticata dallo stesso Boccaccio che impreziosì il manoscritto con alcuni suoi disegni”» (Francesco Erbani, ”la Repubblica” 19/2/2004).