Varie, 7 agosto 2003
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Coccioli Carlo
• Livorno 15 maggio 1920, Città del Messico (Messico) 5 agosto 2003. Scrittore • «Di lui, Carlo Bo disse una volta “È uno scrittore alieno che appartiene a ’un´altra letteratura’”. Curzio Malaparte ha definito i suoi dialoghi “taglienti, intensi, anche allucinanti, e nello stesso tempo distratti”. Tondelli si trovava “molte volte in totale empatia con la sua scrittura”, lo ammirava, e nel suo Weekend postmoderno gli ha dedicato un saggio molto intenso. Eppure di questo autore italiano, molti stenterebbero a pronunciare anche solo il cognome. Carlo Coccioli, così si chiama. Non Cocciòli, e neppure Cocciolì, come invece pensano i francesi, suoi lettori entusiasti, convinti da sempre che si tratti di un loro scrittore. L´equivoco nasce dal fatto che Coccioli è un autore trilingue: scriveva infatti in francese come in spagnolo, oltre che in italiano. Inoltre da uomo bizzarro, narciso e inquieto come pochi, prima di andarsene a Città del Messico nel ´53, mezzo secolo fa, ha vissuto parecchi anni a Parigi, e poi qualche tempo in Canada per seguire uno dei suoi folli amori. Da noi invece è sempre stato un signor nessuno, tranne che per un pubblico che più di nicchia non si può. Non è neppure sempre facile rintracciare le sue opere, in libreria. Una vera colpevole stranezza, questo nostro autore così assente - è ancora una definizione di Tondelli - in un Paese dal modesto parco scrittori, un autore che non compare nelle enciclopedie, nelle antologie, negli schedari, con l´aura del personaggio ribelle, anomalo e cosmopolita che ha fatto della lontananza il suo implacabile destino. Carlo Coccioli è scrittore poligrafo con una cinquantina di titoli, alcuni usciti in ogni parte del mondo, dal Madagascar al Perù, da New York a Lisbona. Ha solo trent´anni quando pubblica Il cielo e la terra, romanzo diabolico del ´50: verrà tradotto in diciassette lingue. Due anni dopo, esce Fabrizio Lupo, romanzo-choc per quegli anni, un appassionato documento religioso su un´omosessualità per così dire casta (al protagonista si ispirerà Pasolini per il suo film Teorema). La novità del romanzo, oggi considerato un "classico" del genere, è proprio questa: omosessualità come Amore con l´iniziale maiuscola. Siamo molto lontani dai maestri della materia, da Gide a Cocteau, da Thomas Mann a Jean Genet, ma l´uscita di Fabrizio Lupo provoca un tale frastuono di reazioni, non esclusa l´invettiva, che l´autore - raggiunto da migliaia di lettere - decide di allontanarsi dall´Europa. Se ne va a Città del Messico, per un paio di settimane, pensa Coccioli, e invece poi ci rimane tutta la vita. “In nessuna città mi sento bene come in quest´orribile Città del Messico […] Qui sto bene, forse perché si respira un clima di forte spiritualità. Nelle città dove la gente non ha problemi materiali, insomma nelle civiltà di primo mondo, è tutto così prosaico... In Svizzera, a quale Dio si pensa?”. Era la domanda di un uomo che ha vissuto in un continuo estenuante tormento religioso, posseduto dal Mysterium Magnum, che ha scelto di vivere in una città anche terzomondista, e in una casa immersa nel profumo d´incenso e sobria fino all´austerità che gli somigliava molto. Soltanto libri, molte strane sculturine di cavalli, e tante foto di cani. Soprattutto di Fiorello, il barboncino che ha vissuto con lui per quindici anni. […] “Quando è morto Fiorello, l´unico vero amore della mia vita, per il dolore sono finito dallo psicoanalista. Da quel lutto terribile sono guarito soltanto scrivendo Requiem per un cane...”. Mi raccontò che aveva anche scritto una cartolina da San Antonio, nel Texas, a Tondelli, che non conosceva e avrebbe incontrato solo una volta a Milano per l´uscita di Budda e il suo glorioso mondo. Era una risposta in codice a una lusinghiera recensione del Piccolo Karma firmata dallo scrittore emiliano sull´Espresso. Quella sua cartolina diceva: “Non so se queste parole le giungeranno: inviarle è quasi una sfida. Fiorino è morto e, più solo che mai, giro in una jeep dai deserti all´oceano. Confronto le mie inquietudini con l´impertubabilità del mondo”. Due temi hanno ossessionato Coccioli determinando le sue scelte personali e letterarie: il tema religioso e quello sessuale. Specialista di religioni e lingue orientali, fine conoscitore di letterature camitico-semitiche, è scrittore dichiaratamente omosessuale tormentato da un´angoscia metafisica che lo ha spinto ora verso il cattolicesimo più ortodosso, poi verso l´ebraismo, e ancora verso le religioni e le filosofie orientali, prima l´induismo e poi il buddismo. Ma alla fine sembrava mescolare tutto cercando un approdo teologico al Nulla» (Luciana Sica, “la Repubblica” 7/8/2003).