Varie, 6 agosto 2003
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BAUMGARTNER Felix Austria 20 aprile 1969 • «Più che a Icaro (sarebbe troppo facile, e pure un po´ banale), l´uomo volante Felix Baumgartner dice di ispirarsi a Buzz Lightyear, l´impacciato astronauta giocattolo di Toy Story che si crede un eroe dell´iperspazio, e prima di cascare da uno spigolo di credenza o tavolino urla: ”Verso l´infinito e oltreee!”
BAUMGARTNER Felix Austria 20 aprile 1969 • «Più che a Icaro (sarebbe troppo facile, e pure un po´ banale), l´uomo volante Felix Baumgartner dice di ispirarsi a Buzz Lightyear, l´impacciato astronauta giocattolo di Toy Story che si crede un eroe dell´iperspazio, e prima di cascare da uno spigolo di credenza o tavolino urla: ”Verso l´infinito e oltreee!”. Il fatto è che Felix, , ex meccanico e pilota di motocross, matto completo nel senso della follia visionaria, oltre l´infinito è andato davvero. E soprattutto ha avuto la fortuna di raccontarlo. [...] Si è fatto portare da un aereo a novemila metri di quota sulla verticale di Dover, poi si è tuffato di sotto col respiratore e le bombole d´ossigeno, e con un´ala di carbonio attaccata alla schiena. Questa gli ha permesso di volare orizzontalmente sopra un oceano di nuvole, a 300 chilometri orari, dove nessun uomo era mai stato, e nella versione di "aliante umano" il nostro eroe è planato fin sopra Calais, attraversando la Manica. Qui è diventato paracadutista, ha aperto il fungo e si è lasciato trasportare a terra con millimetrica precisione, dopo trentacinque chilometri di viaggio percorsi in circa dieci minuti. Ha rischiato di morire non quando faceva l´aeroplanino, ma quando una fune del paracadute s´è attorcigliata. ”E io ho preso il coltello e ne ho tagliato un pezzo” ha detto lui, semicongelato e felice all´arrivo. [...] Colui che farebbe orgoglioso Leonardo da Vinci [...] somiglia più a Wile Coyote che al comandante Neil Armstrong. Con quell´ala appiccicata sulle spalle è identico al coyote che si costruisce gli ordigni volanti "Acme" per inseguire - e mai acciuffare - lo struzzo fetente. Anche la procedura di collaudo del velivolo è stata assai wilecoyotesca: non potendo disporre di una galleria del vento, Felix si è fatto legare sul tettuccio di un Porsche 911 da 450 cavalli, sparandosi poi a trecento all´ora. Invece di stamparsi sul primo muro all´angolo, l´esperimento ha esaltato le qualità aerodinamiche dell´ala progettata, in tutta serietà, dall´ingegner Ruediger Kunz dell´Università di Scienze Applicate di Monaco di Baviera. Il materiale, appena quattro chili e mezzo, preso pari pari dai bolidi di formula uno, si è rivelato perfetto. ”Mi sono allenato per tre anni, ho vinto una gara di velocità con un aereo, sono saltato giù dal Cristo di Rio de Janeiro e dalle Petronas Towers di Kuala Lumpur, l´edificio più alto al mondo”. Non temendo di fare la fine del suo predecessore, la buonanima di Patrick de Gayardon, Felix è planato seguendo la scia di due piccoli aerei che indicavano la strada a questo Pollicino dei cieli. ”Sopra le nuvole non potevo certo vedere la direzione esatta, è successo solo negli ultimi duemila metri, e faceva un freddo terribile: cinquanta gradi sotto zero. Però è stato magnifico: lassù ci sei soltanto tu, il tuo equipaggiamento, le tue ali e la tua pelle. Ti senti davvero un uccello e provi una sensazione di assoluta libertà”. [...] Sponsorizzato da una bevanda (il progetto è costato 150 mila sterline), Felix Baumgartner si era allenato da noi traversando lo Stretto di Messina come un cormorano a reazione (aspettando un po´, avrebbe potuto utilizzare il ponte: forse ha capito che sarebbe stato più facile volando). Rispetto al francese de Gayardon, che morì con addosso la sua tuta alare da pipistrello, Felix ha scelto una struttura solida da aliante che gli ha permesso di iniziare il volo a 350 chilometri orari, e di proseguirlo rallentando, si fa per dire, fino a 215. E mentre una delle persone dello staff stava rischiando di morire soffocata, lassù a novemila metri, lui si è lasciato comandare a distanza da un radar e filmare da due telecamere che hanno fissato anche il terrorizzante momento della fune ingarbugliata. Tutto più estremo dell´estremo, a metà tra il suicidio scientificamente esatto e il balzo pionieristico di Louis Bleriot, che nel 1909 fu il primo uomo a sorvolare la Manica in 37 minuti, intascando le mille sterline messe in palio dal "Daily Mail". A chi gli ha chiesto come voglia definire se stesso, Felix Baumgartner ha risposto: ”Beh, penso di essere una specie di dio dei cieli”. Non si sa se la frase sia uscita dalla bocca mezzo assiderata di Felix sotto l´effetto di altro ghiaccio, posato magari sul cervello, però è sicuro che soltanto i veri visionari possono realizzare imprese simili» (Maurizio Crosetti, ”la Repubblica” 2/8/2003).