Varie, 6 agosto 2003
Tags : Abu Bakar Bashir
ABU BAKAR BASHIR Jombang (Indonesia) 17 agosto 1938. Politico. Si definisce un semplice predicatore, ma è considerato il leader spirituale dell’Islam radicale in Indonesia
ABU BAKAR BASHIR Jombang (Indonesia) 17 agosto 1938. Politico. Si definisce un semplice predicatore, ma è considerato il leader spirituale dell’Islam radicale in Indonesia. Capo della Jemaah islamyia, il gruppo terroristico di matrice islamica, fervente antisemita, ha spesso definito Israele e gli Stati Uniti «i veri attentatori». Fin dalla giovinezza ha cercato di trasformare l’Indonesia in uno stato islamico: frequentò la scuola coranica, divenne predicatore e, negli anni ’70, iniziò una vasta opera di proselitismo. Considerato il responsabile degli attacchi terroristici degli ultimi anni nel sud-est asiatico, è stato arrestato nell’ottobre del 2002: pochi giorni dopo l’esplosione nella discoteca di Kuta beach che provocò oltre 200 morti (“la Repubblica” 6/8/2003) • «Nato da una famiglia di origine yemenita, appartiene a una generazione di predicatori influenzati dal movimento islamista Dar-ul Islam, sorto negli anni dell’indipendenza. Nel decennio 1950-1960 Dar ul-Islam fu brutalmente represso ma parecchi dei suoi militanti furono poi integrati nell’esercito. Poco dopo il presidente Suharto, agli inizi del suo regno più che trentennale (1966-1998), cancellò la valenza politica delle fedi religiose e moltiplicò i tentativi di neutralizzare i partigiani di uno stato islamico. Negli Anni 70 furono arrestati centinaia di militanti. Baashir e suoi complici finirono in carcere la prima volta nel 1978. Nel 1971 egli aveva creato a Ngruki, alla periferia di Solo, a Giava, la sua scuola coranica, insieme ad Abdullah Sungkar. In un libro che s’ispira agli insegnamenti di Hasan al-Banna, fondatore dei Fratelli musulmani d’Egitto, Baashir consiglia ai suoi allievi di evitare le istituzioni laiche, tanto le scuole come i tribunali, e promuove la disobbedienza civile. Condannato nel 1982 a nove anni di carcere per “sovversione”, beneficia di uno “sconto” di oltre cinque anni ma il pubblico ministero si appella. Nel 1985, rischiando di finire di nuovo in prigione, fugge in Malesia con Sungkar. Qui essi incontrano Hambali, che sarà uno dei personaggi-chiave della Jemaah Islamiya. Grazie ai finanziamenti sauditi i tre organizzano campi d’addestramento in Afghanistan per i più impegnati tra i loro ex allievi rimasti in Indonesia. L’idea di fondare la Jemaah Islamiya, la “comunità islamica”, base per un futuro e più ampio califfato regionale, prende forma nel 1992 e dà rapidamente il via all’organizzazione di cellule terroristiche con una fitta rete di contatti fra Indonesia, Malesia e Afghanistan. Nel 1998 la caduta di Suharto apre nuove prospettive perché s’accompagna a un vuoto politico e a un indebolimento del potere centrale in un Paese come l’Indonesia dove l’islamizzazione è in crescita rispetto ai decenni precedenti. Sungkar e Baashir vi fanno ritorno e quando il primo muore, nel 1999, è quest’ultimo a raccoglierne l’eredita spirituale e politica e ad assumerne il ruolo alla testa della Jemaah Islamiya. Nel 2000 Baashir fonda a Yogyakarta il Consiglio indonesiano dei mujaheddin, che nel luglio 2003 ha tenuto a Solo il suo secondo congresso. Una settimana dopo l’attentato di Bali è stato nuovamente arrestato e da quel momento non ha mai smesso di presentarsi come il difensore più appassionato ma anche come il più pacifico, della sharia, vittima innocente della congiura della Cia, degli infedeli e del complotto giudaico» (Jean-Claude Pomonti, “La Stampa” 3/9/2003).