Varie, 4 agosto 2003
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Lauzi Bruno
• Asmara (Etiopia) 8 agosto 1937, Peschiera Borromeo (Milano) 25 ottobre 2006. Cantautore • «Scrivo musica o parole per musica, non ho più voglia di fare il cantautore. Quando hai messo tutto te stesso in più di 500 canzoni forse basta […] Ho cominciato a 13 anni, aiutato da mia madre, nel 1950. Poco dopo scrissi la mia prima canzone Il poeta, alcuni dicono sia la più bella […] La più famosa? Forse Ritornerai. A questo proposito vorrei ricordare quattro consigli ricevuti nella mia carriera. Uno da Renato Carosone. Una sera chiesi scusa al pubblico perché ebbi dei problemi nel mettermi a tracolla la chitarra, e lui mi disse: “Non bisogna mai chiedere scusa, bisogna saper governare il palcoscenico” […] Un giorno incontrai Eros Macchi. Mi disse: “Visto che fai la televisione ti guardano con occhi stellati, se fossi tu a veder lavorare loro li vedresti tu con occhi stellati”. Il terzo consiglio arrivò dalla Valente che mi disse: “Scriva bene, diventerà bravo, ma si ricordi che al mondo ci sono sempre persone più brave, e quando le incontra si faccia servire da loro”. Il quarto consiglio me lo dette Toffolo, che faceva l’ubriaco al “Derby”. Gli dissi: “Fai sempre quella parte, cambia qualcosa. E lui: io non devo cambiare, deve cambiare la gente davanti, il pubblico deve riconoscere, non conoscere”. […] Faccio parte della scuola genovese. Una scuola senza maestri e senza allievi, che ha fatto in qualche modo la canzone italiana moderna […] È stata capitanata da Giorgio Calabrese, autore di testi e da Gianfranco Reverberi, musicista. Ci siamo formati Tenco, Paoli, Bindi ed io. Fabrizio De Andrè era ancora troppo giovane. Da Milano arrivavano a Genova Gaber e Jannacci e da Trieste Endrigo […] Io sono l’ultimissimo arrivato, il gruppo scriveva e musicava, io dovevo fare il cronista al seguito del gruppo. Per caso una mia intuizione ha creato un grande scompiglio. Ho scoperto che il genovese assomigliava al brasiliano nella sua cadenza e così inventai O frigideiro. Questa trovatina modificò la canzone popolare genovese che oggi si basa all’80 per cento sulla canzone brasiliana. Siamo diventati cantautori per disperazione, perché non ci piacevano le canzoni. Noi volevamo modificare il modo di scrivere. Oggi invece in Italia è obbligatorio essere cantautori. Si è come esaurita la fontana della melodia […] In Italia di cantanti ci sono solo Morandi, io, la Pausini e Ramazzotti […] Nel ‘70 sono approdato alla casa musicale numero uno fondata da Battisti e Mogol e lavorammo insieme. Loro hanno scritto per me cinque canzoni, e due sono fondamentali: E penso a te e Amore caro, amore bello […] All’inizio Paoli era chiuso e scontroso, stava in una pensione a Milano e aspettava in camera sua una pantera straordinaria che noi gli invidiavamo: Ornella Vanoni. Lui faceva il brutto tenebroso. È un compositore straordinario. Con Carlo Alberto Rossi e Maurizio Fabrizio è uno dei tre maggiori compositori italiani […] Tenco era mio compagno di banco a scuola. Era simpaticissimo, allegro, pieno di effervescenza, di brio. È molto difficile spiegarlo, ma io ne sono certo: si è ucciso perché ha perso Sanremo […] Battisti era un Bertoldo, naturale, aveva una lucidità e una capacità di organizzazione del lavoro e del pensiero finalizzata al successo. Sapeva l’effetto che avrebbe avuto una canzone già dalla sua prima nota. Era un genio nel suo campo. Prima mi snobbava, poi mi chiedeva consigli politici, voleva sapere tutto sui radicali. Lui era dell’area liberal-radicale. La gente diceva che era fascista, ma lui non ha mai polemizzato con i suoi accusatori. Li lasciava cinicamente parlare […] Ho un enorme rispetto per Celentano, ma è come se parlassimo di un documentario sulle formiche in Australia. È un altro pianeta. L’unica volta che l’ho visto eravamo dietro le quinte, a Salsomaggiore, e lui disse: “Esco, mi guardo le scarpe e li faccio morire dal ridere”. E così fece […] Ho molto talento nel creare canzoni per le donne. Per la Vanoni L’appuntamento e Dettagli. Per Mia Martini Piccolo uomo e Almeno tu nell’universo […] Sembra finito in tutto il mondo il grande periodo della canzone. Ho la sensazione che sia finita l’arte. Siamo orfani. I Beatles per i ragazzi di oggi sono preistoria. Guardo spesso il Letterman Show che è la trasmissione più di traino negli Stati Uniti, ma c’è una grande pochezza di musica. Certo sento il bisogno di scrivere poesia e di ritrovare una posizione classicista. Vorrei che si ripartisse ritrovando un collante più positivo, un messaggio di piacevolezza. La canzone di protesta oggi è ridicola, la retorica ci porta a snocciolare terribili banalità» (Alain Elkann, “La Stampa” 3/8/2003).