Varie, 4 agosto 2003
TUQIRI
TUQIRI Lote Isole Fiji 23 settembre 1979. Giocatore di rugby • «Suo papà Tukula Tuqiri è diacono dell´Assemblea di Dio, e il piccolo Lote è cresciuto a preghiere e rugby. Ancora adesso che è un bestione da 191 centimetri e 101 chili - e dunque a pregare dovrebbero essere quelli che se lo trovano davanti - non rinuncia a mettersi sotto la protezione del Signore prima di ogni match: ”Di solito lo faccio dopo essermi infilato i calzettoni. Ci metto una ventina di secondi, chiedo un po´ di aiuto, per non farmi male, per giocare una buona partita. Chiudo gli occhi per qualche istante e poi, bang!, è andata. confortevole pensare che ci sia qualcuno che si prende cura di te”. Dopo avere giocato per otto anni a Rugby League - la variante a 13 giocatori diffusa soprattutto in Oceania - il chierichetto figiano si è convertito improvvisamente al rugby classico, quello a quindici giocatori. ”L´ho fatto perché volevo giocare la Coppa del Mondo”, ha spiegato: ma pare che ci sia di mezzo uno stipendio da 500mila dollari a stagione, che ne farebbe il giocatore più pagato d´Australia e probabilmente del pianeta. Stampa e buona parte dell´opinione pubblica hanno brontolato: questioni di principio, retaggi di vecchie rivalità tra le due discipline, figlie dell´epoca in cui il rugby a XV era sport ostinatamente e rigidamente dilettantesco. Così per farsi spazio Lote sta facendo un po´ di fatica: ma non si arrende, e sembra quasi che i suoi agganci altolocati gli diano una mano anche nel conquistare il posto in squadra. All´andata contro il Sudafrica lo avevano spedito in panchina, all´ala giocava Joe Roff. Bene: Roff è riuscito a spezzarsi una costola da solo schiacciando il pallone in meta. Roba mai vista. Un miracolo, praticamente. Così Lote si è alzato dalla panchina e ha ripreso il proprio posto, giusto in tempo per prendere a cazzotti il pilone sudafricano, venire espulso, finire sotto processo da parte della federazione australiana e venire perdonato dopo avere giurato con l´aria più candida del mondo: ”Sono molto dispiaciuto per quello che ho fatto. E prometto che non lo farò più”» (Luca Fazzo, ”la Repubblica” 4/8/2003).