3 agosto 2003
Tags : Heinz Rosner
Rosner Heinz
• . Nato il 14 gennaio 1939. Ex motocilista. "Idolo della DDR, ai tempi di Agostini, Reed, Hailwood, detiene un record unico: 27 podi in gare di campionato del mondo senza averne mai vinta una. ”No, una volta ho vinto nella 350: a Brno nel 1964. Ma quell’anno la corsa non era ancora valida per il Mondiale. Che sfortuna!”. Cominciò a correre nel 1958 con una 125 che si era costruito da solo. Due anni dopo il primo contratto con la MZ, la casa motociclistica orgoglio della DDR. Il 10 maggio 1960 avrebbe dovuto partecipare alGP di Finlandia. ”Che bel posto, mi piacerebbe viverci”, si lasciò scappare. Parole che, ascoltate dalle onnipresenti spie della Stasi, il servizio segreto della Germania Est, gli costarono la proibizione di ulteriori viaggi all’estero ed il posto di pilota ufficiale. Il perdono arrivò 4 anni dopo, grazie ad una serie di bei risultati. E nel 1964, proprio al Sachsenring, conquistò nella 125 il 4 ? posto. ”Allora su questo circuito si teneva la grande festa degli appassionati di moto della DDR. La pista, stradale, 14 km di lunghezza, si snodava in vertiginosi saliscendi tra i paesi edi boschi. Difficilissimo. Lungo il percorso si assiepavano fino a 300.000 spettatori”. Nel 1965 il giovane pilota, che per vivere aveva aperto una pompa di benzina ad Hundshubel, paese vicino a Jena dove tutt’ora abita, prometteva talmente bene che ricevette un’offerta dalla Suzuki: ”Ma sarei dovuto fuggire dalla DDR. Io non potevo lasciare sola mia madre, rimasta vedova nel 1948. Quindi rinunciai ai soldi ed andai avanti coni pochi premi della MZ ed aggiungendo al distributore l’attività di tassista”. Dalla 125 Rosner passò alla 250 e alla 350. Gareggiando nei circuiti più famosi, accanto ai campioni più celebrati. ”C’erano piloti fortissimi: Agostini, Read, Hailwood, Pasolini. Io correvo alla pari con tutti, e che duelli! Soprattutto quelli con Agostini. Ma non sono mai riuscito a batterlo, Ago, del quale ero diventato molto amico [...] Nelle prove ero spesso più veloce, in gara si verificavano problemi tecnici. E poi, a partire dalla metà degli anni 60, il divario tecnico con gli avversari stranieri, giapponesi in testa, divenne incolmabile”" (Marco Degl’Innocenti, ”La Gazzetta dello Sport” 27/7/2003).