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 2003  luglio 31 Giovedì calendario

MAGATH

MAGATH Felix Aschaffenburg (Germania) 26 luglio 1953. WìEx calciatore. Centrocampista di qualità (quinto nella classifica del Pallone d’Oro 1983), ha giocato 306 gare di Bundesliga con l’Amburgo segnando 46 gol. Ha vinto 3 titoli tedeschi, 1 coppa Campioni (con un suo gol decisivo alla Juve), 1 coppa Coppe. In nazionale conta 43 presenze (3 gol): ha vinto un Europeo. Dopo aver iniziato come manager dell’Amburgo, ha cominciato ad allenare nel ’92 con i dilettanti del Bremerhaven. Nel ’95 è diventato tecnico dell’Amburgo, poi di Norimberga, Werder e Eintracht Francoforte, Stoccarda, Bayern Monaco (Bundesliga 2005, 2006), Wolfsburg (Bundesliga), Schalke 04 (dal 2009/2010) • «Non ho avuto molti allenatori all’Amburgo, ma due grandissimi: Branko Zebec, con cui ho conquistato una coppa Coppe e una Bundesliga, e Ernst Happel, l’uomo che ci comandava ad Atene, nel 1983, quando diventammo campioni d’Europa contro la Juve. Ho imparato molto da entrambi. Nel mio calcio ci sono l’ordine, la disciplina e l’attenzione difensiva ereditati da Zebec. Era uno di quelli che ci diceva che lo 0-0 è il risultato perfetto perché non sono stati commessi errori. Happel era il contrario: cercava di più la fantasia e la passione per il gioco d’attacco. Lui era sempre per il 5-4. A me starebbe bene anche vincere sempre 1-0. Cerco un equilibrio, anche se prediligo la creatività [...] Non sono ’italiano’, la tattica per me non è fondamentale. Penso che non ci debba essere rigidità: oltre alla difesaa 4, posiziono gli altri a seconda dell’occasione. La stessa partita, se la vinci 1-0 va disegnata in maniera diversa da quando sei invece in svantaggio. Durante i 90 minuti bisogna essere flessibili e adeguarsi. [...] Io non sono un patito dei moduli e non dipendo assolutamente dal sistema: guardo più al materiale. Il giocatore per me è sempre più importante della disposizione. La tattica è qualcosa per i giocatori scarsi. Non è mia, lo ha detto anche Bill Shankly, creatore del grande Liverpool degli anni Settanta» (Pierfrancesco Archetti, ”La Gazzetta dello Sport” 11/7/2003) • «Lo chiamano ”Saddam” per la durezza dei suoi metodi. [...] Figlio di un soldato portoricano arrivato in Germania con l’esercito degli Stati Uniti, è prussiano da parte della madre che gli ha lasciato, oltre al cognome, anche il carattere ferreo» (Pierfrancesco Archetti, ”La Gazzetta dello Sport” 8/11/2003).