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 2003  luglio 27 Domenica calendario

Chiesa Ivo

• Genova 22 dicembre 1922, Genova 26 luglio 2003 • «L’ultimo grande uomo del teatro italiano, e anche l’ultimo esponente di quella gloriosa utopia che sono stati - e che in qualche caso, grazie a lui, continuano ancora a essere - i teatri stabili fortemente radicati in un luogo. [...] Cofondatore della rivista teatrale ”Sipario” nel 1946, l’aveva infatti dopo qualche anno seguita a Milano, quando la testata passò all’editore Bompiani, e a Milano fu con l’occasione brevemente anche condirettore, con Paolo Grassi e Giorgio Strehler, del Piccolo Teatro, nonché poi, in proprio, della Compagnia Stabile del Teatro Manzoni. Riferendosi a quella esperienza di impresario, amava ricordare che all’epoca la paga del prim’attore corrispondeva al prezzo di una ventina di poltrone di platea, mentre oggi può anche andarsene l’intero incasso - donde appunto la necessità dei contributi pubblici. Allo Stabile di Genova Chiesa approdò nel 1955, come direttore, e a partire dal 1962 gli fu partner il regista Luigi Squarzina, che rimase fino al ’75. In seguito Chiesa fu direttore unico fino a due anni fa. In gioventù Chiesa era stato anche autore teatrale, di una commedia intitolata Coscienze (1947) molto influenzata da Ugo Betti, premiata, rappresentata dalla compagnia Besozzi-Cei, e in seguito ripresa da Giorgio Strehler. Ma il suo ricordo rimane ovviamente legato alla lunga e tenace attività dello Stabile genovese, che sotto la sua guida sarebbe finalmente approdato, negli anni novanta, alla nuova modernissima sede del Teatro della Corte, primo nella ragguardevole serie di edifici per spettacoli dal vivo inaugurati qua e là per l’Italia in questi ultimi anni (Milano, Cagliari, Bolzano, Udine, Ancona...); e in particolare alla splendida dozzina di stagioni in cui il binomio Chiesa-Squarzina confermò, dopo quello Grassi-Strehler, la felicità della collaborazione tra un manager illuminato, pieno di gusto e di competenza in tutti i traffici della scena, e un regista creativo ma conscio delle difficoltà e dei vincoli della pratica teatrale. Questo binomio, aggiungiamo per inciso, Chiesa lavorò per ricostruirlo, e ritirandosi al compiere degli ottant’anni lasciò il timone a una coppia di genovesi ciascuno a suo parere dotato di quei requisiti, Carlo Repetti e Marco Sciaccaluga, entrambi cresciuti in casa - al secondo Chiesa diede il tempo di maturare affidandogli responsabilità sempre maggiori mentre gli affiancava di tanto in tanto registi che appartengono alla storia del teatro europeo come Benno Besson, Alfredo Arias, Walter Langhoff. [...] Oltre ad essere un esperto di teatro ineguagliabile, sempre pronto a far sentire la sua voce anche in sede statale e ministeriale, Chiesa era un gentiluomo squisito. Quando ritenne di non aver più niente da insegnare ai suoi due ”poulains”, si fece da parte e smise persino di venire alle prime dello Stabile, dietro le quinte come soleva - non voleva condizionare nessuno con la sua presenza» (Masolino D’Amico, ”La Stampa” 27/7/2003). «Guida per quarantacinque anni del Teatro di Genova, ha praticamente incarnato per mezzo secolo la faccia stabile del teatro italiano, continuando l´opera di Paolo Grassi, col quale condivideva anche l´origine socialista: da quando nel 2000, la sera della prima del Tartufo creato per lui da Benno Besson, aveva lasciato la direzione, era divenuto un pezzo di storia che guardava con disincantata amarezza il teatro fuori dalla storia e in crisi soprattutto organizzativa che, salvo alcune eccezioni vegeta oggi nel nostro paese senza idee né piani di sopravvivenza. Era del tutto diversa l´atmosfera dei suoi inizi, dopo la Liberazione, al risveglio dall´oscurantismo, quando il giovane Chiesa scriveva commedie (la più nota Gente nel tempo fu inscenata da Strehler al Piccolo), fondava la rivista Sipario, poi lasciata a Bompiani, lanciava grandi compagnie, tra cui quella del ricostruito Teatro di via Manzoni (non ancora proprietà di Berlusconi, che poi gli avrebbe offerto invano di dirigere la sala): e qui gli riuscì di riunire nei Karamazov il grande Benassi, il duo Brignone-Santuccio e due scoperte come Glauco Mauri e Enrico Maria Salerno, quest´ultimo anche destinato a essere primattore con Valeria Valeri del Piccolo di Genova, in Ondine di Giraudoux, secondo spettacolo della gestione di Ivo iniziata nel 1955. Il culto per il teatro francese era una delle sue basi estetiche, insieme a quello di lanciare gli attori giovani e di avere una propria compagnia d´attori destinata a resistere insieme, in uno Stabile che, date le teniture limitate possibili a Genova, avrebbe continuato a girare per l´Italia. Così accadde che Alberto Lionello, arrivato a Genova con una fama da attore di rivista, si confermò comico di grido nei Due gemelli veneziani, per farsi poi grande nei Pirandello, in Sartre, nella Coscienza di Zeno. Erano gli anni della condirezione di Luigi Squarzina che conobbe il periodo più alto della sua carriera come il Teatro di Genova il suo periodo più felice per l´ampliarsi del repertorio, l´allargarsi delle collaborazioni anche interpretative, con la Volonghi, Albertazzi, Massari, Morlacchi, la rivelazione di Pagni e non soltanto, perché anche la scuola faceva progressi. Qualche appunto a questo grande direttore, a parte il fatto normale che non sempre gli riusciva il capolavoro? Diciamo il varo del nuovo Teatro della Corte, troppo grande e costoso che ha mandato in serie B la vecchia sala; l´aver ignorato quasi completamente la ricerca e i giovani fermenti e l´essersi allevato di conseguenza un pubblico poco disposto alla novità. Un´altra passione anticipatrice avrebbe portato Chiesa verso la collaborazione con i registi stranieri, mentre manteneva una continuità di rapporti con Ronconi e sarebbe riuscito presto a riportare a teatro Mariangela Melato: ed ecco sbarcare a Genova una stagione inglese, arrivare Krejca con Cechov e con Schnitzler, ecco il clamoroso, discusso Tito Andronico di Peter Stein, e poi l´ondata degli stranieri di Parigi: lo humour di Alfredo Arias, la genialità non appassita del vecchio Benno Besson, la grandiosità di Matthias Langhoff che sono ancora di casa, perché la previdenza di Chiesa aveva scelto insieme ai suoi eredi anche i loro collaboratori» (Franco Quadri, ”la Repubblica” 27/7/2003). «Figura cardine della scena italiana, sulla stessa linea di Strehler e Paolo Grassi, ha saputo forgiare per il suo teatro un’identità attenta ai valori artistici ed estetici, ma mai dimentica di quelli sociali, politici. [...] Passione per il teatro sbocciata ai tempi del liceo, cominciò a occuparsene come critico. Nel ’46 fonda la rivista Sipario, poi diventa regista e impresario di talenti come Lilla Brignone, Gianni Santuccio, Glauco Mauri, Tino Buazzelli, Paolo Panelli. Nomi mitici che Chiesa radunerà poi, per molte stagioni, nel ”suo” teatro. Nominato direttore dello Stabile ligure nel ’55, in pochi anni ne fece uno dei teatri più importanti d’Europa, capace di competere col Piccolo di Milano. Ad affiancarlo nell’impresa, un regista di talento come Luigi Squarzina. Insieme, per 16 stagioni consecutive, i due crearono molti degli spettacoli più importanti del tempo, lanciarono attori come Salerno, Lionello, Lina Volonghi, Eros Pagni, fecero conoscere autori come Sartre, Svevo e Brecht, ricrearono l’interpretazione di Goldoni. Quando Squarzina nel ’76 andò a dirigere il Teatro di Roma, Chiesa proseguì chiamando via via il meglio della regia italiana, da Ronconi a Lavia, e il meglio di quella europea: da Krejeka a Benno Besson, a Peter Stein. Le sue ultime stagioni hanno visto grandi interpretazioni di Mariangela Melato (Fedra, La dame de chez Maxim, Madre coraggio). E ancora a lui si devono la costruzione del Teatro della Corte a Genova e la fondazione della Scuola di teatro» (Giuseppina Manin, ”Corriere della Sera” 27/7/2003).