Varie, 27 luglio 2003
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BERGQVIST Kajsa Sollentuna (Svezia) 10 dicembre 1976. Saltatrice in alto. Campionessa del mondo 2005 (ad Helsinki)
BERGQVIST Kajsa Sollentuna (Svezia) 10 dicembre 1976. Saltatrice in alto. Campionessa del mondo 2005 (ad Helsinki). «Salta in alto dall’età di 12 anni [...] cresciuta in una famiglia con grande cultura sportiva: la nonna materna saltava in alto, papà Gunnar correva i 110 ostacoli, specialità in cui nel ’72 raggiunse un personale di 15’’0. Ora però Kajsa, come molti altri atleti svedesi che vogliono scappare dalla morsa del loro aggressivo fisco, vive a Montecarlo: ”Dove in inverno ci si può allenare meglio”, precisa. Spettatrice da bambina, insieme al fratello Anders, di ogni avvenimento sportivo raggiungibile, ha cominciato con il mezzofondo, ma ha praticato tutte le specialità dell’atletica tanto che a 18 anni ha concluso un eptathlon con 4852 punti. Con caviglie esplosive come le sue la scelta dei salti e dell’alto in particolare era obbligata. Dal ’92 la allena Bengt Jonsson e con lui ha lavorato per corrispondenza anche quando nel ’95 si è trasferita in Texas, alla Southen Methodist University, dove nel ’99 si è laureata in marketing pubblicitario. I due metri, 2.01 per la precisione, li ha superati per la prima volta nel 2000 e la crescita tecnica delle ultime stagioni la deve anche a un’infortunio, un’infiammazione a un tendine d’Achille nella primavera 2002, che l’ha costretta a cambiare la rincorsa. La fase di lancio è passata da otto a sei passi, la linea di corsa è diventata più ampia. Cambiamenti che la fanno arrivare meno veloce sotto l’asticella, ma che le permettono un maggior controllo in tutte le fasi del salto» (Pierangelo Molinaro, ”La Gazzetta dello Sport” 27/7/2003). «[...] il 17 luglio 2004, Kajsa Bergqvist stava rifinendo la preparazione per l’Olimpiade, dove si sarebbe presentata come favorita del salto in alto. Tutto sembrava filare per il meglio, quando in una gara a Baastad si ruppe il tendine d’Achille sinistro. Carriera finita, almeno apparentemente. Invece [...] ha ripreso [...]» (Giorgio Barberis, ”La Stampa” 9/8/2005). «[...] è una donna dolce e di classe. L’atletica la ama da sempre, colpa del padre Gunnar [...] Non aveva la classe della figlia, non aveva forse questa sua voglia di vincere, di tener duro anche quando il destino sembra soffiarti contro. La Bergqvist in pedana è una tigre. Nonsi lascia impressionare da avversarie più prestanti di lei. Sarà una tradizione degli svedesi, considerando che anche Stefan Holm, il dominatore in campo maschile, è il nanetto nel pianeta dei giganti. Kajsa il suo metro e 75 se lo gioca tutto e lo porta in cielo. [...]» (Pierangelo Molinaro, ”La Gazzetta dello Sport” 9/8/2005).