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 2003  luglio 26 Sabato calendario

Josè Altafini dice che un tempo era impensabile avere partite importanti pochi giorni dopo l’inizio della preparazione: "Andavamo in ritiro per almeno un mese

Josè Altafini dice che un tempo era impensabile avere partite importanti pochi giorni dopo l’inizio della preparazione: "Andavamo in ritiro per almeno un mese. Posti sperduti, in mezzo ai boschi, per ossigenare il sangue. Due allenamenti al giorno, belli duri. E di partite non se ne parlava per un bel pezzo. Funzionava così: per almeno dieci giorni il pallone non lo vedevamo nemmeno. Solo corse nei sentieri di montagna ed esercizi per rafforzare la muscolatura. Bisognava fare il "fondo" che ti consentiva di reggere per tutta la stagione. A metà della seconda settimana, ma solo a quel punto, arrivava il benedetto pallone. Ma niente di che. Partitelle tra di noi, attenti a non farsi male. E al massimo, la domenica, qualche amichevole con i ragazzini del posto, o con quelli che i giornalisti chiamavano "boscaioli". Mica come adesso, che dopo dieci giorni giocano già contro Manchester e Barcellona... E io mica lo so se è giusto. Fanno un lavoro troppo leggero per entrare in forma prestissimo, e poi? Poi, senza fondo nelle gambe, a un certo punto della stagione paghi pegno, e magari arrivano anche gli infortuni muscolari. Però, rispetto a una volta, ora i giocatori sono più seri. Nel senso che adesso le società danno ai loro tesserati dei programmi di allenamento da seguire anche in vacanza, e quelli li seguono davvero. Ai nostri tempi, si arrivava in ritiro almeno con quattro chili in più e per smaltirli bisognava lavorare un sacco. Certo, le davano anche a noi le tabelle. Ma chi aveva voglia di seguirle? Io me ne andavo in Brasile, altri in Argentina o ai loro paesi, e le pare che ci mettevamo ad allenarci pure in vacanza? Era proprio un´altra storia, un altro calcio. Erano gli anni Sessanta".