(Fausto Biloslavo, ཿil Giornale 23/7/2003; Guido Olimpio, ཿCorriere della Sera 23/7/2003; Mimmo Candito, ཿLa Stampa 23/7/2003), 23 luglio 2003
Il primogenito. Uday, 39 anni, asso di cuori nel mazzo di carte dei ricercati iracheni, alto, la barba rada, una leggera zoppìa dopo un attentato nel ’96, come il fratello aveva sulla testa una taglia di 15 milioni di dollari
Il primogenito. Uday, 39 anni, asso di cuori nel mazzo di carte dei ricercati iracheni, alto, la barba rada, una leggera zoppìa dopo un attentato nel ’96, come il fratello aveva sulla testa una taglia di 15 milioni di dollari. Violento, imprevedibile, stravagante (possedeva uno zoo personale con tigri e leoni), girava nei viali dei palazzi presidenziali con macchine di lusso dagli interni in oro, organizzava anche tre feste alla settimana nel suo circolo ippico di ”Al Giaderia”, a Baghdad. Nei suoi party, dove abbondavano alcol, sigari e donne (secondo i racconti le prendeva e le stuprava, ammazzandole se gli resistevano), era solito sparare in aria colpi di kalashnikov. Nel 2000 si fece nominare ”giornalista del secolo”. Sul suo giornale, il ”Babil”, pubblicò la notizia di un possibile esilio del raìs: uno scoop che gli costò la chiusura temporanea del quotidiano. Ricopriva anche la carica di presidente del Comitato olimpico nazionale: quando gli atleti iracheni perdevano una competizione li torturava personalmente. Il padre gli aveva affidato un piccolo esercito: i Feddayn, corpo di fedelissimi (che in questi giorni sta portando avanti la resistenza).