Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  luglio 25 Venerdì calendario

MATARRESE

MATARRESE Antonio Andria (Bari) 4 luglio 1940. Politico. Dall’agosto 2006 presidente della Lega calcio. Deputato Dc dal ”76 al ”94, presidente del Bari dal ”77 all’83; presidente della Lega di A e B dal 10 marzo ”82 al 24 novembre ”87; presidente della Figc dall’1 novembre ”87 al 6 agosto ”96 (rieletto il 2 agosto – 92). Già membro dell’Esecutivo dall’88, nel ”92 diventa vice-presidente Uefa (fino al giugno 2000). Nel giugno ”94 viene eletto vice-presidente della Fifa (in carica fino al 2002). «Incapace di vivere senza la popolarità che regala il pallone […] ha accettato un ruolo da comprimario, pur essendo stato a lungo re. Atterra nel mondo del calcio nel ”77, quando la potente famiglia (cantieri, case, strade, stadi), dove non manca nemmeno un vescovo, lo designa alla guida del Bari. Un anno prima, era diventato onorevole con la Dc (61 mila preferenze), un assenteista di successo, rieletto fino al – 94, quando non si ricandida. Da sempre Tonino (per tutti) Matarrese si è ritagliato il ruolo di nemico di Carraro. Nell’87, da capo della Lega, diceva dell’allora presidente del Coni (e commissario Figc): ”Fra noi ogni tanto si crea qualche incomprensione da stress, ma poi troviamo sempre un’intesa”. […] Il fatto è che Matarrese considera Carraro la fonte di tutti i suoi guai, da quando nel ”96, attraverso il Coni (asse Pescante-Pagnozzi), non venne ricandidato alla guida della Figc, dopo la disastrosa spedizione europea. La poltrona andò perduta il 24 giugno, a Capitone, nella tenuta di Giulivi, quando venne silurato per dare strada a Nizzola dopo cento giorni di commissariamento. Più che il primo (unico) sciopero dei calciatori (17 marzo ”96), Matarrese pagò l’errore commesso dopo la rielezione del ”92, quando da dirigente dinamico, decisionista, scapigliato e propenso alla gaffe (clamorosa quella in Spagna ”82, quando insultò gli azzurri e Bearzot, prima che cominciassero a vincere), ma abile e gran lavoratore, si trasformò nel presidente del ”club Italia”, plagiato dal mito di Sacchi, ingaggiato con un contratto aureo. Matarrese aveva lavorato con passione anche da presidente di Lega: eletto il 10 marzo ”82 (26 voti su 34), aveva avviato una profonda rifondazione della Confindustria del pallone, aumentando il peso politico dell’ente e i proventi per i club. La sua elezione alla guida della Figc (1 ˚ novembre – 87, con 5.544 voti su 5.872) era sembrata l’evoluzione naturale della parabola di Matarrese, capace persino di portare a Bari la finale per il terzo posto di Italia 90 e quella di Coppa dei Campioni ”91, l’anno in cui Petrucci lo lasciò (era il potentissimo segretario della Figc) per diventare vice-presidente esecutivo della Roma di Ciarrapico. In quel periodo felice (nel ”92 era diventato vice-presidente dell’Uefa e nel ”94 della Fifa), gli unici dolori venivano dalla nazionale: aveva sognato di vedere Bergomi sollevare la Coppa del mondo e invece tutto andò in frantumi per colpa dei rigori contro l’Argentina. Non perdonò mai Vicini per quel terzo posto e appena il c.t. mancò la qualificazione all’Europeo ”92, lo mandò a casa, puntando su Sacchi. Voleva tornare dall’America con la coppa e per questo rinunciò a guidare il Coni nel ”93 ( fu eletto Pescante). Ma i rigori lo beffarono un’altra volta e il ritorno dagli Usa segnò l’inizio della fine: invece degli applausi per il secondo posto si beccò i fischi e il rinvio a giudizio per le iscrizioni di Torino e Cosenza, dopo aver escluso un anno prima (’93) il Catania. Avendo legato il proprio destino a quello di Sacchi, uscì di scena nel ”96, ma subito cercò di rientrare in Lega, battuto da Carraro ( febbraio – 97). Se la legò al dito. Per cinque anni è rimasto aggrappato alle cariche internazionali, grazie alla delega per l’estero (un’anomalia), prima che Carraro lo costringesse a lasciare. Eccolo allora rispuntare in Lega, sostenuto da uno zoccolo duro di società (soprattutto di B), che hanno accettato la guida di Galliani a condizione che Matarrese diventasse vicepresidente vicario. Una carica inventata ad hoc per lui. Da lì, rientrato in Consiglio federale (gli ha ceduto il posto il fratello, Vincenzo), cerca di organizzare l’opposizione a Carraro. E non gli risparmia nulla, con la segreta speranza di diventare commissario della Figc. Gioca all’attacco (come voleva Sacchi) forse perché non riesce a dimenticare quanto gli disse il presidente dell’Uefa, Johansson, al matrimonio della figlia, Palma: ”Tonino, sei troppo bravo, in Italia non ti capiscono”» (Fabio Monti, ”Corriere della Sera” 25/7/2003).