Angelo Carotenuto, ཿLa Gazzetta dello Sport Magazine n. 23/1997;, 25 luglio 2003
L’idea del ”Settebello” nacque nell’estate del 1937 su una carrozza di terza classe, in un paese della Versilia: la Rari Nantes Napoli stava tornando da una trasferta quando salirono in treno alcune tedeschine
L’idea del ”Settebello” nacque nell’estate del 1937 su una carrozza di terza classe, in un paese della Versilia: la Rari Nantes Napoli stava tornando da una trasferta quando salirono in treno alcune tedeschine. Mimì Grimaldi, che l’anno prima alle Olimpiadi di Berlino aveva imparato un po’ di tedesco, le abbordò: "Wir sind sieben", siamo sette, "Schon", belli, "Sieben Schon", sette belli. Quelle però facevano le difficili, finché arrivò il terzino Emilio Bulgarelli, un metro e ottanta (molto alto per l’epoca), che disse brusco: "Mimì, a che stai?", Mimì, a che punto stai? Le tedesche, fulminate dall’apparizione, chiusero le tendine e ... L’"acchiappanza", il rimorchiare ragazze, in casa Rari è all’epoca un dovere, le avventure galanti "si gonfiano come mongolfiere", chiunque racconta di essere uscito almeno una volta con Greta Garbo, ormai tutti sanno delle tedesche di Viareggio. Finché una sera Grimaldi gioca a scopa con un socio, Pasquale Cangiullo, uomo di mare e di buone letture (è il fratello di Francesco, braccio destro del futurista Marinetti). Cangiullo conta le carte: "E’ mia, la primiera. Ho preso il Settebello". E Grimaldi: "Il Settebello no, il Settebello siamo noi". Da allora in poi Settebello diventa sinonimo di Rari Nantes Napoli. Il nome passa alla nazionale ai Giochi di Londra (1948), quando tre giocatori di quella squadra, chiamati in azzurro, dissero a Nicolò Carosio: "Noi siamo quelli del Settebello, alla radio ci chiami così".