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 2003  luglio 25 Venerdì calendario

Divina birra di Carlo Carlino Si avvicina la stagione estiva e cresce il consumo di birra, una bevanda che incontra sempre più il favore non solo dei giovani ma anche degli italiani, i quali ne consumano in media 25-26 litri l’anno contro gli 82-83 degli altri paesi europei

Divina birra di Carlo Carlino Si avvicina la stagione estiva e cresce il consumo di birra, una bevanda che incontra sempre più il favore non solo dei giovani ma anche degli italiani, i quali ne consumano in media 25-26 litri l’anno contro gli 82-83 degli altri paesi europei. Preferita al vino perché meno alcolica e perché si accompagna meglio ai piatti preferiti dai frequentatori dei fast food, la birra, di cui ogni anno nel mondo si producono oltre un miliardo e duecentomila ettolitri, è però una bevanda antichissima, apprezzata da diversi popoli. E della quale esistono diversi tipi. Le sue origini sono legate all’orzo, il primo cereale coltivato dall’uomo, che ha segnato il passaggio di molte popolazioni dal nomadismo alla stanzialità. La sua storia è documentabile intorno al 4500 a.C. Si vuole sia stata inventata da una donna, in seguito ai tentativi di conservazione dei cereali che, tenuti nell’acqua, danno luogo a fermentazione. Alcune tavolette d’argilla ritrovate nella bassa Mesopotamia e risalenti al IV millennio a.C. narrano la storia di un re sumero, il quale, essendosi fatto costruire un’arca per timore di un diluvio, offrì agli artigiani "il succo delle vigne, il vino rosso e il vino bianco e anche della birra perché essi bevessero". Presumibilmente era fatta con orzo e altri cereali. Con i Babilonesi la birra acquista un nuovo status, e una più larga diffusione, tant’è che il "Codice di Hammourabi" (1728-1686 a.C.) prevedeva che chi annacquava la birra prima di venderla venisse annegato dentro. Anche gli Egizi apprezzavano molto la birra e la ritenevano la bevanda preferita dal dio Osiride. I Greci la ribattezzano "zythos", mentre gli Etruschi nei loro convivi consumavano una birra fatta con segale e farro, e poi con frumento e miele. I Romani, invece, pur preferendo il vino, non disdegnavano questa bevanda ritenuta "barbara", che piaceva tanto alle popolazioni non latine. La beveva Giulio Cesare, che racconta come i Celti dessero l’avvio ad ogni trattativa gustando un corno della bionda bevanda, mentre Augusto ne esaltava addirittura le virtù terapeutiche in quanto riteneva di essere guarito dal mal di fegato grazie proprio alla "cervisia". Proprio i Celti contribuirono notevolmente alla diffusione della birra. E l’Irlanda sembra nata addirittura sotto il segno della birra: secondo le leggende, il paese conobbe la libertà solo quando l’eroe Mag Meld riuscì a strappare ai perfidi mostri Fornoriani il segreto della fabbricazione della birra che li rendeva immortali. Nel Medioevo la diffusione di questa bevanda diventa "popolare" e la sua produzione industriale, soprattutto nel Nord Europa. In Germania nasce la figura del "mastro birraio" e si cominciano a emanare leggi sulla produzione e la commercializzazione della birra, fino al famoso "Editto sulla purezza", il "Reinheitsgebot", approvato in Baviera nel 1516 con il quale si stabilì che essa poteva essere fatta solo con malto d’orzo, luppolo e acqua. Ma questa diffusione della birra e dei birrai (nel 1376 ad Amburgo se ne contavano ben 457, e nella città nacquero delle vere e proprie scuole) non pose fine all’epopea delle birre prodotte in quasi tutti i conventi, le più pregiate e apprezzate, dove già veniva impiegato il luppolo come aromatizzante al posto delle varie spezie, bacche e piante officinali. Un tentativo reintrodotto oggi con le varie birre aromatizzate alla frutta, che si aggiungono alle due tipologie più note e alle diverse varietà: la "Lager", prodotta nel 1842 in Boemia, bionda e dal colore brillante e limpido, amarognola, e la "Pilsner", il cui nome deriva dalla fabbrica di Pils dove fu prodotta per la prima volta, a bassa fermentazione e stagionata per due o tre mesi, di sapore secco e di colore dorato, oltre alle tipiche birre nere, rosse o ambrate, il cui colore dipende dall’essiccazione più o meno rapida del malto, oppure "affumicate" che riprendono vecchie produzioni dei monaci. Ma gli intenditori la preferiscono fresca e vivace, e perciò non pastorizzata, che non può essere conservata a lungo, e con la schiuma, che sprigiona l’aroma della birra e la cui persistenza nel bicchiere è simbolo della sua alta qualità insieme al suo retrogusto amarognolo. Ma la birra, a torto ritenuta bevanda giovane, non è una bevanda solo da intenditori, anche se non mancano illustri estimatori. Tra i quali Goethe, che le rese un singolare omaggio: "Una birra forte, un tabacco profumato e una donna, questo è il piacere".