Varie, 24 luglio 2003
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Sanson Yvonne
• Salonicco (Grecia) 1926, Bologna 22 luglio 2003. Attrice • «Amica e partner di Amedeo Nazzari in tanti film degli anni Cinquanta […] è un nome forse sconosciuto alle ultime generazioni, ma basta qualche anno in più per evocare una stagione di cinema importante, di cui fu protagonista con Amedeo Nazzari, altro grande del passato. Erano i film genere ”preparate i fazzoletti”, il cinema strappalacrime cominciato nel ´49 con Catene, seguito da Tormento, I figli di nessuno, Chi è senza peccato, Torna!, Angelo bianco, Malinconico autunno, titoli densi di significato, richiami irresistibile per gli italiani degli anni 50, con le miserie della guerra ancora addosso, un pubblico poco sofisticato, che amava il cinema e i grandi sentimenti. In Catene, convinto che sua moglie Rosa (la Sanson) lo tradisca, Nazzari uccide il presunto rivale, fugge in America, ma è rimpatriato, arrestato e Rosa, per scagionarlo, confessa un adulterio mai commesso. Solo alla fine lui scopre la verità, giusto in tempo per salvare lei dal suicidio. E Roberto Murolo canta Lacrime napulitane. una vicenda tipo che si ripete negli altri film: lei che si sacrifica e soffre, l´equivoco che si svela nel finale consolatorio. Si usciva dalla sala con gli occhi gonfi ma felici, si aspettava il prossimo titolo. Un successo irripetibile, la coppia Nazzari-Sanson realizzò i maggiori incassi del cinema italiano di tutti i tempi ed entrambi si affermarono come i primi divi del dopoguerra. […] Madre turca e padre francese d´origine russa, la Sanson aveva una bellezza bruna e rigogliosa. Venne in Italia a 17 anni per studiare, ma si accostò al cinema, lavorò con Fabrizi, provò il ”cappa e spada” e la comicità con Totò in L´imperatore di Capri, ma fu determinante l´incontro con il regista Raffaello Matarazzo, che intuì le potenzialità della coppia e del genere melodramma, che oggi, più che sullo schermo, si ritrova in tante serie tv. Proprio in tv fu l´ultima apparizione della Sanson, nello sceneggiato Tentativo di corruzione, 12 anni dopo l´addio al cinema nel Settanta, dopo aver interpretato la madre di Stefania Sandrelli in Il conformista di Bertolucci» (Maria Pia Fusco, ”la Repubblica” 24/7/2003). «Bruna e altera, bella, giunonica e timida, sembrava una sfinge mediterranea in cui si identificassero virtù e peccati classici. Divenne la regina del neo realismo d’appendice, fatto di sentimenti primordiali ma autentici […] Il pubblico era soprattutto femminile, quello che divorava i fotoromanzi dell’Italia del dopoguerra e gradiva il melò strappalacrime erede del feuilleton e anticipatore degli sceneggiati. Yvonne Sanson fece carriera con 35 titoli che si riassumono nel dramma passionale, che prevedeva il peccato completo di redenzione, l’ingiustizia sociale riparata, il colpo basso del destino amnistiato dalla costanza e dalla verità, emozioni ammesse dal Centro cattolico. La Sanson lavorò anche con Freda (nel Cavaliere misterioso fu la regale Caterina con Gassman Casanova), con Coletti fu Wanda la peccatrice, due volte recitò con Lattuada (la fatale Ginevra nel dannunziano Delitto di Giovanni Episcopo) e due con Comencini che la volle esotica con Totò ne L’imperatore di Capri, ma fu anche scritturata da Camerini, Simonelli, Corbucci, anche Risi, per una sua piccola e sotterranea vena brillante. Finì la carriera, quando la nouvelle vague critica nostrana aveva riabilitato il cinema proletario d’appendice di Matarazzo, che non esitava a maltrattarla per ottenere da lei il massimo, con Rossellini (Anima nera) e Bertolucci: ma i primi a valorizzarla furono i francesi, Melville e Cayatte. I film per cui pianse il pubblico sono quelli in cui Yvonne lotta e vince sulle pene femminili dell’amore, del tradimento, dei pargoli nascosti, prototipo del costume di un’epoca in cui la donna era madre, suora o peccatrice» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 24/7/2003). «Era stata per un decennio, fra il 1950 e il 1960, la diva cinematografica italiana più popolare, attraverso i suoi personaggi di donna perduta o innamorata, abbandonata o tradita, che si sacrifica per l’uomo che ama o per il figlio che ha avuto, che turba i sonni degli adolescenti o s’impone per la bellezza prorompente, mediterranea, provocatoria. Una donna volitiva, ma anche remissiva; bella e sfacciata, ma a volte chiusa in una sua discreta intimità; popolana, ma anche d’una certa ricercatezza borghese. Yvonne Sanson fu, in altre parole, l’attrice che, meglio di altre della sua generazione, seppe restituire sullo schermo l’immagine multiforme della donna italiana di quegli anni, in cui si riconobbero molte spettatrici e di cui si innamorarono molti spettatori: quando il cinema era lo spettacolo popolare per eccellenza, e i film italiani riempivano le sale. […] Un gruppo di opere di facile consumo, costruite su sentimenti elementari, conflitti semplici e schematici, personaggi di poco spessore psicologico, ambienti quotidiani di stampo ”neorealistico”. Un cinema che riscosse un enorme successo, soprattutto presso il pubblico meridionale e delle seconde e terze visioni, che venne ”snobbato” dalla critica di allora e in seguito riscoperto dalla cosiddetta giovane critica degli Anni Settanta, che ne parlò come di un ”neorealismo d’appendice”» (Gianni Rondolino, ”La Stampa” 24/7/2003).