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 2003  luglio 24 Giovedì calendario

Lewis Norman

• Forty Hill (Gran Bretagna) 28 giugno 1908, Saffron (Gran Bretagna) 22 luglio 2003. Scrittore • «Il più siciliano degli inglesi [...] grande scrittore di viaggi (In Sicily, Chatto & Windus) il cui lungo reportage sulla mafia apparve a puntate sul ”New Yorker”, come siciliana fu la prima delle sue tre mogli. Ernestina era figlia di un avvocato in odore di mafia, Lewis non lo ha mai saputo con certezza. ”Sospetto che lo fosse. Fu portato fuori dalla Sicilia in America con altre persone camuffate da cadaveri, dentro a delle bare. Sua moglie si ubriacò una sera e disse che gli avevano sparato il giorno in cui aveva lasciato la Sicilia. Lui non ammetteva nulla, ma diceva di essere membro dell´Unione Siciliana, un´organizzazione, come spiegava, che si occupava dei siciliani appena arrivati in America. Si diceva anche che era stato espulso dall´America, ma io andavo molto d´accordo con lui”. Se Ernestina aveva un padre eccentrico che si faceva passare per il Principe di Corvaja e si divertiva a dipingere i soffitti della sua casa londinese di Bloomsbury come la Cappella Sistina, anche Lewis era cresciuto in maniera originale. Il padre era un farmacista che si guadagnava da vivere spacciando come elisir un intruglio a base di aglio e chinino. La sua aspirazione maggiore era che il figlio, i suoi tre fratelli maggiori essendo morti in modo un po´ misterioso, diventasse un medium. Dopo essere cresciuto con tre zie matte che allevavano taccole nel loro giardino, Lewis si improvvisò venditore di ombrelli usati e poi corridore di motocicletta, passione che presto si trasferì alle belle automobili: conobbe Ernestina mentre guidava una Bugatti la cui carrozzeria era stata trasformata in barca, con ponte, oblò e un´immagine di Ganesh in memoria del suo precedente proprietario, un indiano. Dopo aver fondato una catena di negozi di fotografia, scrisse il suo primo libro nel 1935, a seguito di un viaggio in Spagna. Con la guerra arrivò la separazione dalla moglie e il suo trasferimento a Napoli, come ufficiale della Quinta Armata. Gli furono subito assegnate funzioni di polizia, che svolse per tredici mesi. I taccuini che tenne in quel periodo servirono per il suo libro più noto, Napoli ´44 (Adelphi, 1993), le cui pagine, come scrisse Luigi Barzini sulla ”New York Review of Books”, ”si divorano come ciliegie” e non solo per il fatto che sono ancora attuali o perché vi si trovano genesi inaspettate dei partiti italiani [...] Lewis aveva a Napoli licenza di andare ovunque essendo incaricato di riferire ciò che avveniva dove l´esercito alleato non era ancora arrivato. ”Mi vergogno a dirlo”, diceva, ”ma ho adorato ogni attimo della guerra”. E´ difficile riassumere i mille episodi del libro e i tanti avvenimenti nella lunga vita di questo scrittore, molti dei quali sono però raccontati in Niente da dichiarare (Adelphi). Lewis alternò sempre il paradiso della sua Inghilterra con le emozioni dei paesi ”con uno stato di polizia e un sacco di zanzare”. Il suo viaggio del ´56 a Cuba, per conto di Ian Fleming dei servizi britannici, lo portò conoscere Ed Scott, modello per James Bond, che usava proiettili come gemelli e adornava il suo ufficio con donne di colore. Il suo racconto di viaggio e l´incontro con un vecchio Hemingway ormai alcolizzato furono lo spunto per un lungo reportage» (Pico Floridi, ”la Repubblica” 24/7/2003). «’Entrare e uscire da una stanza senza che nessuno se ne accorga”: era probabilmente questo il tratto stilistico peculiare di Norman Lewis. Di certo, l’autore di libri di viaggio che Graham Greene considerava ”uno dei migliori scrittori, non di una particolare decade, ma dell’intero secolo” non era uno di quelli che riempiono le pagine di suggestioni emotive e baluginanti impressioni personali. Incontrò Hemingway a Cuba davanti a un bicchiere, ecco tutto ciò che ne scrisse: ”Non mi ha detto niente, ma mi ha insegnato più di quanto volessi sapere”. Nel contempo, i suoi libri sono molto più che ”obbiettive” descrizioni di paesaggi e regioni dal sapore esotico. Quel che interessava a Lewis era la gente: che si trovasse in Cambogia, in Laos, in India, in Brasile o a Napoli, ogni persona entrata in contatto con lui diveniva speciale, capace di rivelare mondi. [...] Fu Napoli ’44 a portargli la celebrità internazionale. ”Uno dei dieci libri da salvare sulla Seconda guerra mondiale”, lo definì il Saturday Review. Lewis, speditovi dall’intelligence inglese, si aggira per una città trasformata dalla guerra in un grande e miserabile mercato nero, con signore in cappello piumato che mungono le capre tra le macerie, professionisti dell’imbroglio e statue di santi portate dalla folla in delirio a fermare l’eruzione del Vesuvio» (Cinzia Fiori, ”Corriere della Sera” 24/7/2003). «Al nostro Paese aveva dedicato due libri sulla mafia (era amico del commissario Boris Giuliano, assassinato poi da Cosa Nostra) e appunto Napoli 1944 [...] In quel libro narrò anche che un importante leader comunista, Eugenio Reale, aveva tentato di rifilargli un bidone, ”vendendogli” per cospiratori mussoliniani quattro comunisti di area trockista, fieri oppositori di Togliatti. Lewis era un osservatore ora ironico ora indignato, che non temeva le reazioni più aspre. Come libero scrittore o inviato del ”Sunday Times”, polemizzò per tutta la vita contro il potere e le sue assurdità feroci. Detestava i missionari protestanti. Denunciò la deportazione degli indios in Guatemala e lo sterminio di quelli brasiliani, e almeno in questo caso riuscì a sollevare l’opinione pubblica. Ci ha lasciato ritratti straordinari della Cuba di Batista, come quello di un vecchio generale che collezionava peli pubici, ma anche di un agente segreto su cui Fleming diceva di aver modellato il suo James Bond, e che a lui parve solo un ometto libidinoso. I suoi giudizi erano taglienti e definitivi, spesso esatti. Ha visto del mondo gli aspetti più feroci. Nel ’44 si ritrovò ufficiale su una nave con tremila prigionieri tagiki che avevano combattutto per i tedeschi, e che gli alleati restituirono a Stalin, destinandoli a morte sicura. Anche Burgess dedicò un romanzo a questo episodio dimenticato, ma lui fu l’unico testimone. Arrivati a destinazione, il comandante sovietico tentò di dargli un ordine: ”Compagno interprete, dica gentilmente a questi porci di salire sul treno”. Lewis rispose soltanto: ”Glielo dica lei, compagno commissario”» (Mario Baudino, ”La Stampa” 24/7/2003).