Varie, 22 luglio 2003
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LEONARD Elmore New Orleans (Stati Uniti) 11 ottobre 1925. Scrittore • «Un maestro di stile, dice di lui Stephen King
LEONARD Elmore New Orleans (Stati Uniti) 11 ottobre 1925. Scrittore • «Un maestro di stile, dice di lui Stephen King. Un narratore che discende in linea diretta da Ernest Hemingway e Dashiell Hammett, aggiunge Quentin Tarantino. Quasi quaranta romanzi pubblicati in trent’anni di frenetica attività lo hanno fatto diventare un cult writer in America, dove i diritti di gran parte dei suoi best seller sono stati acquistati da Hollywood e trasformati in film di enorme successo: da Quel treno per Yuma con Glenn Ford, a Hombre con Paul Newman, Get Shorty con John Travolta e Gene Hackman, Out of Sight con George Clooney e Jennifer Lopez. [...] Ha esordito nel 1953 con la prima avventura di una lunga e fortunata serie western che lo ha reso subito celebre. Dalla metà dei Sessanta lo scrittore ha scelto il noir, proponendo quasi ogni anno gialli ad altissima tensione drammatica, in cui ritrae sin nei minimi dettagli la routine quotidiana del crimine nella nevrotica America contemporanea» (Roberto Bertinetti, ”Il Messaggero” 2/7/2003) • «Se devo essere sincero non sono mai riuscito ad apprezzare i libri di Dashiel Hammett, mentre per quanto riguarda Raymond Chandler, che invece ammiro, mi sembra di scorgere più differenze che somiglianze. Non voglio apparire presuntuoso, ma credo di non aver imparato nulla da Chandler: io non amo costruire i romanzi in prima persona e diffido dall´idea stessa di soggettività. Raramente faccio uso di metafore e simboli, e il più delle volte anche l´ambientazione è differente da quella delle sue storie. Inoltre, con rarissime e marginali eccezioni, non ho mai costruito dei personaggi ricorrenti... [...] Sono contento di quanto hanno fatto con Out of Sight e Rum Punch, che sullo schermo è diventato Jackie Brown. E mi è piaciuto anche Get Shorty. Sono meno contento per quanto riguarda quello che è successo nel passato. [...] Recentemente ho cominciato a seguire la produzione dei film e mi sono reso conto che i cineasti sono interessati principalmente all´attenzione che attribuisco ai dialoghi e allo sforzo di lavorare attraverso le immagini. Paradossalmente le storie interessano meno. La cosa non può che farmi riflettere, specie se si pensa che all´inizio della mia carriera ho scritto direttamente per il cinema, e ci sono alcuni western di cui vado orgoglioso, come Hombre, Quel treno per Yuma e Valdez [...] Cerco sempre di raccontare delle donne che nascano dalla vita e non dai codici narrativi. Mi piace caratterizzarle in maniera forte, al punto da renderle imprescindibili rispetto ai personaggi maschili. Ma devono nascere dalla vita quotidiana. Io apprezzo i generi letterari, ma non devono mai diventare una prigione» (Antonio Monda, ”la Repubblica” 6/7/2003) • « nato nel 1925 a New Orleans, ma adora Detroit, perché conosce i nomi di tutte le strade. Cominciò a lavorare come pubblicitario, ingarbugliando testi per spot e documentari industriali. Però preferiva la fiction. Scriveva di notte, o la mattina presto, o magari nelle pause morte in ufficio. Quando entrava un capo nascondeva i fogli manoscritti nel cassetto della scrivania per non farsi scoprire. Poi ricominciava. Ha debuttato all’inizio degli anni cinquanta con i romanzi western, diventando un maestro. Suo è il meraviglioso Hombre (film diretto da Ritt, con Paul Newman), storia della rapina a una diligenza, con un mezzosangue disprezzato da tutti che sgomina i banditi. Sua è la storia di Quel treno per Yuma, con Hemmet Van Heflin e Glenn Ford, diretto da Delmer Daves, il meraviglioso western crepuscolare dove criminale e uomo qualunque si confrontano faccia a faccia, su onore, giustizia, dovere. E vigliaccheria della moltitudine. Con Il grande salto, Leonard cambiò genere. Basta con la polvere del West. Meglio i fuorilegge metropolitani. E proseguì per la sua strada di autore popolare, tra alterne fortune e miserie (è stato anche testimonial di una campagna pubblicitaria, fotografato da Anne Leibowitz con la macchina da scrivere sulle ginocchia). Spesso lo hanno chiamato a Hollywood. Spesso lo hanno frainteso. Negli anni Novanta il grande successo. Leonard è diventato un autore di culto, anche in Europa, grazie a Tarantino. Il maestro del neo-pulp ha infatti girato due suoi romanzi Get Shorty (con John Travolta) e Jackie Brown (con Pam Grier). Soderberg nel ’98 ha portato al successo Ouf of Sight con George Clooney e Jennifer Lopez, il miglior sedere d’America, soprattutto se fasciato col tailleur di un’agente Fbi. [...] ha prodotto due film tratti dai suoi romanzi, Be cool, con John Travolta e Uma Thurman, e Tishomingo Blues con Matthew McConaughey. Leonard ha avuto tre mogli. E soprattutto un alter ego, che lavoro gomito a gomito con lui da [...] anni. Si chiama Gregg Sutter. Lo definisce il suo "researcher", ovvero uno che fa ricerche per lui. Ritaglia giornali, cerca location, trova storie. Tanto Leonard è refrattario alla tecnologia, quanto lui è high tech, armato di fotocamere digitali, computer, palmari, videocamere. Si guarda intorno e raccoglie dati. Leonard li trasforma poi in letteratura. I "cercatori" sono la spalla di molti giallisti. Pare siano indispensabili. Un giorno - racconta Liberation - Leonard incontrò Robert B. Parker, altro celebre scrittore, e gli presentò l’assistente. "Questo è Gregg, il mio cercatore" "Cercatore? Che cos’è un cercatore? - chiese Parker - io faccio le mie ricerche da solo". "E si vede" pensò Leonard, ma non disse niente e chinò gli occhi sorridendo. Leonard sorride spesso, sornione, anche nei libri. [...] Non crede in un mondo di buoni e cattivi, di peccatori e giustizieri. Preferisce raccontare un’America dove la verità si inciampa. E dove conviene trattarsi con ironia. A pagina 164 del Grande salto, per esempio, il protagonista Jack ripensa a un film western, "niente affatto male", con Richard Boone e Randolph Scott. L’ha diretto Bud Boetticher. E l’ha scritto lui stesso, Leonard. Una citazione non per imbrodarsi, ma per scherzare, per mescolare le cose. Perché finzione eroica e esseri veri disastrati, libri e film, si mescolano sempre nel magma di Leonard. Il "sogno americano" è il mito della vita perfetta. Uomini che fin da piccoli si scelgono un destino e arrivano al successo e alla ricchezza come se stessero giocando a Monopoli. I personaggi di Leonard, invece, si trovano sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Più o meno come tutti noi. Ecco perché ci piace leggerlo» ("La Stampa" 12/7/2004).